5×1000: metà degli italiani non lo versano

Nella dichiarazione dei redditi degli italiani c’è un tesoretto da oltre 800 milioni di euro a disposizione delle organizzazioni no profit. Eppure solo poco più della metà arriva a destinazione. Le spiegazioni rilevate dall’indagine Doxa “Italiani solidali” sono molteplici, dal generico “non mi fido, non posso verificare” al “sono in difficoltà economica” e quindi non posso permettermelo: il risultato è che nel 2016 solo il 51% dei contribuenti ha destinato la somma a una no profit.

Le due risposte emerse dall’indagine Doxa sono agli antipodi, ma se la prima è in qualche modo comprensibile, la seconda è totalmente non giustificata: il cinque per mille – esattamente come l’otto per mille – non prevede alcun aggravio di spesa per i contribuenti che versano regolarmente le tasse. Si tratta, infatti, di un importo che il cittadino versa comunque sotto forma di ritenuta Irpef allo Stato: la differenza è che anziché finire direttamente nelle casse del Tesoro, i soldi vengono redistribuiti alla associazioni indicate dai contribuenti.

Il problema – in qualche modo riconducibile alla diffidenza dei contribuenti – è spiegato con chiarezza dalla Corte dei Conti secondo cui sono troppe 50mila associazioni che beneficiano del cinque per mille. Anche perché, solo tra le onlus e gli enti del volontariato, quasi 9 mila enti ottengono un contributo inferiore ai 500 euro ed oltre mille non hanno nemmeno una firma. Una situazione che accentua “la frammentazione e la dispersione delle risorse”. Altri enti ancora, senza scopo di lucro, non fanno che fornire servizi a ristrette categorie professionali come notai o avvocati, o addirittura al mondo della politica, senza impatti sociali: perché dovrebbero beneficiare dell’elargizione?

L’indagine Doxa mette in evidenza come un 12% di non donatori si giustifichi spiegando che le Ong sono troppe e che di fatto i contributi siano quasi irrisori. Insomma un po’ di chiarezza sul settore non guasterebbe: “Molte organizzazioni – ha rilevato la magistratura contabile – pur non avendo finalità di lucro, non producono alcun tipo di valore sociale, rivolgendosi esclusivamente ai soci o iscritti, senza rispondere a criteri di misurabilità dell’utilità sociale prodotta”. Nella relazione, la Corte riferisce di casi di fondazioni legate a formazioni politiche, di associazioni di categorie professionali (notai, avvocati, militari, ecc.) e di “altre categorie di beneficiari difficilmente compatibili con la ratio dell’istituto”.

Anche per questo la Corte dei conti ritiene “necessario intraprendere un’attività di audit dell’Agenzia delle entrate sul comportamento degli intermediari in potenziale conflitto di interesse, al fine di tutelare la libera scelta dei contribuenti”. A scoraggiare potenziali donatori c’è poi la lentezza con cui i fondi vengono erogati a causa dell’eccesso di burocrazia. Una problematica che scoraggia molto potenziali donatori: il 15% – rileva ancora Doxa – neppure si dichiara interessato al tema e in questo senso è interessante notare come i più distaccati dalle questioni del cinque per mille siano i giovani fino a 34 anni con bassi livelli d’istruzioni. Gli stessi che più facilmente si lasciano affascinare dalle promesse di politiche populiste.

 

Fonte: Business Insider Italia

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