Asma: ne soffre il 6% degli italiani

Italiani bocciati all’interrogazione di asma. Per 1 su 2 dalla malattia si può guarire.

Doxa fotografa un’Italia che zoppica ancora a riconoscere una tra le patologie a più alto impatto sociale.
Di asma ne soffre il 6% della popolazione ma sono quasi la metà gli italiani che hanno un parente o un amico che ci convive.
Nonostante questi numeri, il 49% sostiene addirittura che dall’asma si possa guarire definitivamente e 4 su 10 non hanno dubbi che i rimedi naturali siano appropriati nella terapia.
4 pazienti su 10 dicono che la terapia e impegnativa e 2 su 3 non sono soddisfatti di quello che è stato loro prescritto.
Le aspettative dei pazienti: una terapia più semplice e da assumere una volta al giorno.

Mettiamo di dover risolvere un puzzle sull’asma. Un puzzle composto di 12 quadri, alla fine del quale l’immagine che risulterà dovrebbe farci capire il livello di conoscenza, la consapevolezza e il vissuto della malattia da parte della popolazione italiana. Partiamo dal dato certo, Secondo le rilevazioni più recenti, circa tre milioni di italiani (dal 5 al 7 per cento della popolazione) soffrono di asma bronchiale in forma più o meno grave.

Vediamo ora, quadro per quadro, cosa è emerso da un’indagine condotta da Doxa (popolazione generale, asmatici e caregiver).

Il primo quadro ci dice che siamo di fronte ad una delle patologie con il più elevato impatto sociale: 6 italiani su 10 hanno un vissuto diretto o indiretto con la malattia. Entrando nel merito, ne soffre il 6%, il 7% ha un famigliare malato e il 44% conosce almeno una persona che convive con l’asma. Più della metà degli italiani, dunque, stando almeno a questo primo quadro, dovrebbe sapere di cosa stiamo parlando.

Già il secondo quadro mette però in forte dubbio questa convinzione. Oltre la metà, il 54% ammette di saperne poco o addirittura di non saperne nulla. I più informati sono il 9%, mentre un altro 37% sostiene di essere abbastanza confidente. Ma se si va un po’ più a fondo succede come a quegli studenti che partono in maniera brillante nell’interrogazione e poi si scopre che invece hanno studiato sui bigini. Le percentuali che seguono sono giustificate dalle somme delle risposte multiple: il bigino docet. L’88% dichiara che l’asma è una malattia che si può curare con un’adeguata terapia. Molto bene. Peccato che poi il 49% non abbia dubbi che di asma si possa guarire definitivamente, il 46% che sia una patologia stagionale e il 41% che possa essere curata con rimedi naturali. C’è infine un 38% di persone per le quali sarebbe difficile da diagnosticare.

Per il 76% degli intervistati i disturbi di cui soffrono le persone con asma vengono classificati come molto gravi/seri. L’84% è consapevole che durante le fasi acute il paziente può rischiare la vita. Nonostante ciò quello che non sembra ancora passare è il concetto di cronicità. Solo il 43% dice che i farmaci devono essere presi tutti i giorni, la restante parte ritiene sufficiente curarsi al bisogno.

Eppure in tanti, il 28%, ha dovuto fare delle rinunce, allo sport per esempio, a correre, quando sappiamo che tra i campioni di tutte le discipline ci sono pazienti asmatici, olimpionici addirittura, che non sono super eroi, solo si curano regolarmente.

Mancanza di cure che per 1 paziente su 5, nell’ultimo anno, ha significato una crisi acuta e il 37% è dovuto ricorrere alla medicina d’urgenza. Cosa sostanzia questi numeri? Il 71% degli asmatici si cura con una terapia inalatoria, ma solo il 28% lo fa tutti i giorni, il 43% solamente al bisogno, vale a dire il 30% per risolvere una situazione acuta e il 13% proprio in caso di emergenza. Alla domanda del perché, 4 su 10 rispondono che la terapia è impegnativa da seguire e 2 su 3 non sono pienamente soddisfatti di quanto gli è stato prescritto.

Sull’erogatore fortunatamente c’è da sfatare un mito: in pochissimi dichiarano di essere in imbarazzo ad utilizzarlo in pubblico. Anzi, il device è considerato un po’ come la coperta di Linus: il 68% se lo porta comunque in tasca. Chiudiamo con le aspettative delle persone asmatiche. In testa c’è sicuramente la possibilità di avere una gestione più semplificata delle malattia. Per esempio, emerge dall’indagine, attraverso terapie once daily, che possano cioè essere assunte una volta al giorno e consentendo di dimenticarsi tranquillamente a casa l’erogatore: piace al 78% dei pazienti, C’è comunque un 15% che non considera la somministrazione singola una soluzione preferibile, presumibilmente perché credono così di poter modulare in modo autonomo la terapia (scegliendo se assumere il farmaco una o due volte al giorno, a seconda di come si sentono).

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