Digitalizzazione delle PMI in Italia: 4 su 10 non hanno un sito aziendale

Indagine Doxa per Groupon: il 56% delle piccole e medie imprese crede nel web marketing, ma quattro su dieci non hanno ancora un sito aziendale.

Il 70% crede che una buona reputazione si crei senza utilizzare il pc o lo smartphone.

Sono i dati principali che emergono da un’indagine realizzata da Doxa per Groupon su un campione di 900 Pmi italiane, equamente diviso tra quelle che hanno almeno una volta utilizzato Groupon e quelle che non l’hanno mai fatto. L’obiettivo della ricerca è indagare la situazione attuale sulla digitalizzazione delle PMI in Italia, confrontando i dati con quelli  della stessa indagine condotta 4 anni fa.

Nonostante il livello di consapevolezza sia cresciuto sensibilmente, rimane però invariata negli anni la percentuale di Pmi che hanno un proprio sito aziendale, che è del 63%. Inoltre, solo il 50% delle Pmi ritiene che il web influenzi fortemente i consumatori nel processo d’acquisto di prodotti e servizi.

Negli anni sta conquistando spazio il ruolo del mobile, tanto che l’81% delle Pmi intervistate ha previsto l’ottimizzazione del sito per essere visto correttamente da cellulare e tablet, e il 79% considera cruciale il tema della geo-localizzazione.

Tra i tool digitali giocano la parte più importante i social network, guidati da Facebook, che rappresenta l’89% dell’intero “sforzo” promozionale digitale. Le Pmi Online attive, in questi ultimi 4 anni, hanno inoltre capito il ruolo chiave dei siti di ecommerce/app dedicate per promuovere il loro business (30% vs 19% del 2013).

Tra i benefici principali della digitalizzazione dalla ricerca emerge l’arrivo di nuovi clienti, il miglioramento dell’immagine, la volontà di andare incontro alle esigenze dei consumatori, l’offerta di nuovi servizi e l’aumento di fatturato. 

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Internet of things in Italia: cresce del 23%

Il giro di affari della casa connessa in Italia vale 185 milioni di euro nel 2016. Arrivano i prodotti nei negozi, anche se oltre l’80% del mercato passa ancora da installatori e distributori elettrici. Numerose soluzioni offerte da startup. Lo sbarco dei colossi del web preannuncia un grande sviluppo nel 2017.

La maggioranza delle soluzioni Smart Home in Italia riguarda la sicurezza e la gestione energetica della casa. Il 50% dei consumatori però pensa che le tecnologie non siano ancora abbastanza mature e il 67% teme rischi per sicurezza dei propri dati personali.

Si affacciano sul mercato italiano grandi player come Google e Amazon, parallelamente proliferano le soluzioni sviluppate da startup con offerte spesso complementari a quelle dei brand affermati. Compaiono i primi prodotti negli scaffali dei negozi (fisici e online) e cresce l’interesse dei consumatori verso soluzioni sempre più evolute che offrano però le necessarie garanzie di sicurezza e privacy. L’Internet of Things entra nelle case degli italiani e il mercato delle soluzioni IoT per la Smart Home nel nostro Paese vale 185 milioni di euro nel 2016, +23% rispetto all’anno precedente. Ma il suo potenziale è davvero enorme, perché la casa connessa si propone come il fulcro dell’ecosistema “internet delle cose”, capace di trainare dietro di sé diversi settori chiave del Made in Italy.

L’82% del mercato è ancora legato alla filiera tradizionale, composta da installatori e distributori di materiale elettrico, ma cresce la quota dei “nuovi” canali come retailer, eRetailer e assicurazioni che insieme rappresentano il 18% (circa 30 milioni di euro). I possibili impieghi sono molti e variegati, però la maggioranza delle oltre 290 soluzioni per la casa connessa censite in Italia e all’estero (il 31%) è dedicata alla sicurezza – tra videocamere di sorveglianza, serrature, videocitofoni connessi e sensori di movimento – seguita dalla gestione energetica, come le soluzioni per il controllo remoto degli elettrodomestici (10%), la gestione dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento (8%), il monitoraggio dei consumi dei dispositivi elettrici (10%).

L’offerta di prodotti per la Smart Home è in continuo divenire. Il 68% delle soluzioni sul mercato è “Do It Yourself”, con un processo di installazione semplificato, anche se non tutti gli utenti sono in grado di fare a meno del tecnico: il 70% di chi ha acquistato prodotti connessi si è rivolto a installatori o piccoli rivenditori. Il 52% delle soluzioni oggi è offerto da startup, che spesso sviluppano proposte complementari a quelle dei brand affermati. Ma in questi mesi si stanno affacciando sul mercato italiano anche i grandi operatori “Over The Top” con hub dotati di assistente vocale per dialogare con gli oggetti connessi (Google Home, Amazon Echo): l’ingresso dei grandi marchi spingerà certamente lo sviluppo della casa connessa, renderà più facile l’interoperabilità tra i vari oggetti (che resta ancora una grande barriera) e sarà fondamentale per aumentare la fiducia dei consumatori.

Sono alcuni dei risultati della ricerca Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con Doxa, presentata Giovedi 23 Febbraio 2017 al convegno “Smart Home: l’Internet of Things entra dalla porta di casa”.

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80% degli italiani decide gli acquisti via smartphone

Lo smartphone è sempre più centrale non solo nella modalità di traffico e nel tempo passato online, ma anche nei processi di acquisto degli italiani.

Dati alla mano, 7 italiani su 10 sono attratti da offerte via smartphone in prossimità e 9 aziende su 10 investono in Mobile Advertising, che cresce del 53%.
Un’ampia e dettagliata fotografia al riguardo è stata presentata durante l’appuntamento annuale con l’Osservatorio Mobile B2c Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. 

Gli italiani sono sempre più inseparabili dagli smartphone: per il 50% dei Mobile Surfer, il Mobile ha già soppiantato – o sta gradualmente sostituendo – il Pc, mentre per il 38% i due schermi hanno la medesima rilevanza. Oltre ad attrarre in generale sempre più traffico e tempo, il Mobile è centrale nei processi di acquisto degli utenti: circa l’80% dei Mobile Surfer utilizza, infatti, lo smartphone per prendere decisioni d’acquisto o relazionarsi con i propri marchi preferiti. In particolare, poi, un terzo dei Mobile Surfer lo usa anche per fare acquisti.

Alcune specificità del Mobile risultano particolarmente apprezzate dai consumatori: il 69% si dichiara interessato a ricevere offerte commerciali personalizzate passando accanto ad un negozio. Forte l’interesse anche per i Mobile Wallet: più di un quinto dei Mobile Surfer infatti dichiara di salvare spesso sul proprio Smartphone coupon, buoni sconto, carte fedeltà o biglietti di eventi o trasporti e il 68% sarebbe interessato ad un’unica App in cui dematerializzare tutto quanto contenuto nel proprio portafoglio.

A scommettere su queste direttrici di innovazione sono anche molte startup: sono, infatti, oltre 830 quelle finanziate in questo ambito a livello internazionale negli ultimi 2 anni.

Il comportamento dei Mobile Surfer

I consumatori italiani dedicano sempre più tempo alla navigazione internet via Mobile: 6 minuti su 10 passati online provengono dagli smartphone e sono oltre 25 milioni gli italiani che mensilmente navigano dai propri smartphone (pari a circa il 70% degli utenti internet complessivi). Tale valore è cresciuto a doppia cifra rispetto all’anno precedente, a differenza del numero di utenti desktop che è addirittura in calo.
Le App catturano circa il 90% del tempo di navigazione complessivo degli smartphone; a farla da padrone sono quelle di Google e Facebook, che attraggono quasi la metà del tempo totale.

Consapevoli dello spostamento degli utenti su Mobile, le aziende hanno lavorato molto sull’ottimizzazione dei propri siti internet.
“I consumatori danno un buon voto (7,3 su 10) alla fruizione dei siti da Mobile” – afferma Guido Argieri, Telco & Media Director di Doxa – “Ciò nonostante, il 57% dei Mobile Surfer negli ultimi 3 mesi ha abbandonato un sito/App perché non funzionava o non era sufficientemente veloce. Oltre all’usabilità, un tema caldo è quello della privacy: la sensazione che le aziende monitorino le ricerche personali è molto forte per tutte le fasce di età, mentre il consenso al tracciamento per ottenere offerte e messaggi mirati genera sensazioni ambivalenti, a metà tra il fastidio per l’intrusione e l’utilità percepita per possibili vantaggi che ne deriverebbero”.

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