8 papà su 10 vorrebbero il congedo di paternità

La conciliazione non può essere solo una questione femminile. Da questa convinzione di Piano C nasce “Diamo voce ai papà”, la campagna nazionale che per 5 mesi ha indagato l’identità, la gestione vita-lavoro, i modelli, i desideri dei papà italiani. Una campagna che è stata pensata e condotta con un approccio “emergente”: non è stata pianificata una strategia né definito un processo metodologico a priori, ma si è lavorato in costante ascolto dei papà, sviluppando strumenti e metodologie in base alle interazioni.

Avviando una riflessione seria sul tema della partecipazione del padre alla cura, affidando a Doxa un’indagine  che ha esplorato la conciliazione vista dai padri a partire in particolare dagli strumenti del congedo parentale e congedo di paternità.
Le voci raccolte sono state tante: più di 70.000 le persone raggiunte dalla campagna fotografica, oltre 50.000 le interazioni sui social, più di 1.500 le risposte al sondaggio da tutta Italia, 215 papà intervistati da Doxa, 100 volti a comporre l’album di famiglia dei padri italiani di oggi.

Silenzio: parlano i papà.

Cosa ci racconta l’indagine di Doxa? Il congedo di paternità obbligatorio riscuote un enorme consenso: il 70% dei papà, anche come futuri papà di altri figli, trovano molto apprezzabile che esista questa possibilità, e addirittura 8 papà su dieci sceglierebbero la possibilità di un congedo di paternità obbligatorio di almeno 15 giorni.

A fronte di questa voglia di tempo e presenza, si riscontra anche un altro elemento: i padri non sono care-giver primari. Anche quando dichiarano di aver usufruito del congedo parentale (2 papà su 10), lo hanno fatto per condividere la gestione dei figli con la moglie o compagna. Forse anche perché, per 7 intervistati su 10, le esigenze dei papà sul luogo di lavoro non sono tenute in Italia abbastanza in considerazione.

Cosa emerge invece dagli oltre 1.500 papà che hanno risposto al sondaggio di Piano C? Diventare papà apre la mente: se solo 3 papà su 10 si sentono molto più ansiosi e preoccupati per via della paternità, per la maggioranza dei papà la paternità rappresenta un’esperienza molto positiva in termini di felicità, crescita personale e apertura mentale verso il futuro. Non solo: pazienza e gestione del tempo le principali competenze che gli uomini dicono di acquisire diventando papà, seguite – secondo 6 papà su 10 – da più ampia visione del futuro, capacità di problem solving, di presa di decisione e di comunicazione.

Eppure, ancora una volta, ben 6 papà su 10 ritengono che la paternità non abbia comportato un ridimensionamento delle proprie carriere e ambizioni professionali. Anzi i papà, sebbene diventino più attenti agli orari lavorativi, non sentono di dover rinunciare alle ambizioni di prima; sono semmai più preoccupati di mantenere una stabilità lavorativa, perché sentono – in primis – il peso di maggiori responsabilità familiari anche in senso finanziario e di dover trovare una nuova organizzazione delle attività quotidiane ‘a tutto tondo’, vale a dire non solo in termini di equilibrio vita-lavoro ma anche in termini di equilibrio di coppia e tempo per sé (tutti aspetti ugualmente citati).

 

Comprare e’ un gioco da bambini

In occasione dei Kids Marketing Days, Doxa, ideatrice delle ricerche di mercato in Italia, accende i riflettori sul business che ruota intorno a bimbi e ragazzi e scopre che… non conosce crisi!

Tre miliardi di euro. A tanto ammonta la spesa degli italiani per i bambini in età 3-13 anni. E, quel che più conta, cresce del 7% o quasi rispetto al 2015, ossia sette volte rispetto al Pil (+0,9%) e cinque e più volte rispetto al totale dei consumi delle famiglie (+1,2%). A rivelarlo è Doxa che per la prima volta mette a sistema i numeri di sette maxi comparti: cinema, libri, TV, giocattolo, cartoleria, parchi e acquari ed edicola. Calcolando il solo impatto dei consumi kids. E lo fa in occasione della terza edizione dei Kids Marketing Days, ossia l’unico evento italiano dedicato alle strategie di family marketing e all’incontro tra manager e professionisti del settore, in programma l’8 e il 9 marzo nel quartier generale Doxa di Milano. «In Italia si fanno meno bambini ma si curano di più» commenta Marina Salamon, presidente di Doxa. E specifica: «I dati particolarmente positivi di settori come cinema, libri e parchi dimostrano che c’è una attenzione maggiore verso la cultura».

Fonte: Elaborazione Doxa su dati Assogiocattoli, AIE, Anesv, Nielsen, NPD e Boxofficemojo.com

BOX OFFICE – Il risultato più eclatante riguarda il cinema che in un solo anno ha messo a segno un balzo del 34,7% per un totale di 287 milioni di incassi al box office. Per un duplice motivo: più titoli in cartellone (30 contro 27) e fenomeni quali “Quo Vado” di Checco Zalone, che da solo ha totalizzato 65 milioni di euro contro i 25 milioni messi a segno da “Star Wars – episodio VII”, vincitore incontrastato della classifica 2015. «Anche se dovessimo depurarlo dall’impatto di Checco Zalone, il cinema per bambini e ragazzi continua a crescere» interviene Fabrizio Savorani, Senior Advisor di Doxa Kids, la divisione di Doxa dedicata proprio ai più piccoli. «Con ben 8 titoli sui 10 più visti l’anno scorso dedicati proprio a bambini, ragazzi e famiglie, di cui 4 addirittura cartoni animati. Nel 2015 i cartoon della Top 10 erano solo 2».

Continua a leggere

Baby (S)BOOM

Nel 1951 il numero ideale di figli per le coppie italiane sfiorava il 3, numero “perfetto” per definizione ancora dai tempi di Pitagora (I secolo A.C.).

La statistica si fermava a 2,74 ma nei desiderata di molti c’erano 3, 4 figli, persino 5 e più. Appena il 4% si accontentava del figlio unico.

Nel 1993 l’erede unico non era più un tabù. Al punto che la quota di chi vi vedeva il numero perfetto di prole era più che raddoppiata attestandosi all’8,6%. Mentre il numero medio di figli per coppia scivolava a 2,24.

E oggi? C’è stato un vero e proprio crollo demografico.

Con gli ultimi dati Istat che fotografano un numero medio di figli scarnissimo: 1,34. Primato in Europa!
Ma non è l’unico. L’Italia è anche il Paese con il numero più alto di donne che partoriscono il primo figlio dopo i 40 anni: 6,4%. Stavolta a certificarlo è Eurostat e si tratta di dati mondo!