Tutte le fake news sulla colazione

10 milioni di italiani (confusi) mettono in discussione il modello “all’italiana”.
E
cco le 10 false credenze più diffuse sul primo pasto della giornata.

Un’indagine realizzata dall’Osservatorio Doxa – AIDEPI “Io comincio bene” ha indagato quanto ne sanno gli italiani sulla prima colazione per scoprire che neanche il primo pasto della giornata è immune dal rischio fake news, tanto che 1 su 5 arriva a mettere in dubbio il nostro menù al mattino … Ma se, da un lato, si fanno strada diversi falsi miti (dalla condanna dei grassi nei prodotti confezionati ad un forte pregiudizio verso i carboidrati) la colazione rimane per fortuna una solida certezza per gli italiani e si conferma un pasto fondamentale (la fa ogni giorno il 93% della popolazione).

Allarme “fake news” anche per la prima colazione: sembra infatti che anche il nostro modo di mangiare al mattino sia messo in discussione dalle informazioni, non sempre attendibili, che circolano online. Ecco allora che il 61% degli italiani ritiene (a torto) che sia migliore una colazione super proteica mentre il 40% pensa sia corretto eliminare i carboidrati dal primo pasto del mattino (mentre dovrebbero essere, spiegano i nutrizionisti, l’ingrediente principale). Per 1 italiano su 5 – circa 10 milioni di italiani – dovremmo addirittura dire addio al nostro modello, tradizionalmente dolce, per preferire una colazione salata, da loro considerata, sbagliando, più salutare. Si rileva inoltre un forte pregiudizio nei confronti dei grassi: per il 73% degli italiani quelli presenti nei prodotti per la prima colazione (biscotti, dolci da forno) sarebbero da eliminare. È quanto emerge da un’indagine realizzata dall’Osservatorio Doxa – AIDEPI “Io comincio bene” su un campione rappresentativo di 1000 italiani.

Continua a leggere

Fumo in Italia 2017

Fumo, quasi azzerato il divario di genere: mai così vicini uomini e donne nel consumo di bionde

Mai in Italia c’è stata una differenza così bassa tra uomini e donne che fumano. Questo ci dice la ricerca Doxa presentata dall’OSSFAD del Centro Nazionale Dipendenza e Doping dell’ISS in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco il 31 maggio. In alcune fasce d’età, anzi, le donne fumano più dei maschi, soprattutto nel Nord del Paese, nella fascia d’età in cui si accende la prima sigaretta (15-24) e nella fascia in cui si smette (45-64).

L’indagine Doxa per ISS ha confermato, inoltre, che i divieti legislativi, a partire dalla legge sul fumo fino ai più recenti divieti hanno avuto un impatto significativo non solo sul consumo ma anche più in generale culturale. Soltanto il 3,8% dei non fumatori, per esempio, ha dichiarato di aver viaggiato in auto con un fumatore che ha fumato nell’abitacolo in presenza di bambini o donne in gravidanza e soltanto un italiano su 10 consente ai propri ospiti fumatori di accendersi una sigaretta in casa.

 

Il consumo 

Sono 11,7 milioni i fumatori in Italia e rappresentano il 22,3% della popolazione (22,0% nel 2016). Diminuiscono gli uomini tabagisti: 6 milioni rispetto ai 6,9 milioni del 2016 e ma aumentano le donne che da 4,6 milioni del 2016 salgono a 5,7 milioni. Si tratta della differenza minima mai riscontrata tra percentuale di fumatori (23,9%) e percentuale di fumatrici (20,8%). Gli ex fumatori sono invece il 12,6% e i non fumatori il 65,1%. Si fuma di più tra i 25 e i 44 anni (il 28%) invece nella fascia d’età più giovane, tra i 15 e i 24 anni, fuma il 16,2%. Si fumano in media 13,6 sigarette al giorno con un picco di 14,1 sigarette sul target 45-64 anni. La maglia nera rispetto all’area geografica spetta al Centro dove i fumatori di sesso maschile sono il 26%, al Sud e nelle Isole sono il 25,2% e al Nord il 22,0% ma sono proprio le regioni settentrionali ad avere la maggiore percentuale di fumatrici (24,6%) rispetto a quella dei fumatori (22%). Si fumano principalmente sigarette confezionate (94,3%) sebbene continui costantemente a crescere il consumo prevalente di sigarette fatte a mano (9,6%), significativamente più diffuso tra i giovani e preferito dagli i uomini (16,6%) rispetto alle donne (12,8). L’età in cui si accende la prima bionda è di 17,6 anni per i ragazzi e 18,8 per le ragazze. Il 12,2% dei fumatori ha iniziato a fumare prima dei 15 anni.

Continua a leggere

Donne e alimentazione

Le donne italiane amano mangiare, sono amanti del buon cibo e non si lasciano condizionare dai sensi di colpa a tavola. Le giovani si riscoprono appassionate ai fornelli, le più grandi puntano alla qualità e all’origine made in Italy degli alimenti. Tutte seguono una dieta completa ed equilibrata, non rinunciano alla carne e in cucina premiano soprattutto il pollo, perché leggero, salutare e versatile.

Sono alcuni degli spunti emersi da un’indagine Doxa/Unaitalia che mette a confronto in fatto di alimentazione e abitudini a tavola le giovani italiane, le cosiddette Millennials, e le over 35. Un quadro da cui emerge che le prime sono più rilassate, sono buone forchette e amano cucinare per passione, mentre le seconde sono più attente alla propria alimentazione e più preparate quando fanno la spesa.

Frutta e verdura insostituibili

Ma tutte le generazioni sono unite dallo stile di vita mediterraneo – considerato il miglior modello alimentare possibile – e a tavola fanno largo consumo di frutta, verdura e carni bianche.

Uno stile di vita sano, che prevede una dieta completa ed equilibrata sono infatti alla base dell’alimentazione femminile. Secondo l’indagine Doxa, oltre il 70% delle donne italiane dichiara di mangiare frutta e verdura ogni giorno. Oltre una su due (il 55%) mangia pane tutti i giorni, mentre la pasta è un piatto quotidiano per una donna su tre (il 35%). Il 94% porta in tavola pollo, la carne preferita dalle donne, il 69% lo fa ogni settimana.

Dopo i formaggi (consumati almeno una volta a settimana dal 78% delle donne) e i legumi (71%), il pollo è in assoluto la fonte di proteine più consumata dalle donne insieme alle uova (68%) e al pesce (65%). Alimenti alla base della dieta mediterranea, considerato il miglior modello alimentare possibile per una italiana su due (46%).

Continua a leggere

Zainocrazia: l’epoca del nomadismo professionale

Doxa aderisce alla “Settimana del Lavoro Agile” promossa dal Comune di Milano, tracciando numeri e tendenze di un fenomeno in costante crescita destinato a rivoluzionare la vita di tutti noi.

Parola d’ordine: zainocrazia. In occasione della «Settimana del Lavoro Agile» promossa dal Comune di Milano, dal 22 al 26 maggio, Doxa, ideatrice delle ricerche di mercato in Italia, si fa interprete di una tendenza destinata a rivoluzionare la vita professionale (e non solo) di tutti noi. Oggi sono oltre 250 mila i «lavoratori agili» in Italia, ossia coloro che godono di discrezionalità nella definizione delle modalità d’impiego in termini di luoghi, orari e strumenti utilizzati per svolgere al meglio le proprie mansioni. E sono pari al 7% di tutti gli impiegati, quadri e dirigenti. Lo dice l’Osservatorio sullo «smart working» del Politecnico di Milano, curato proprio da Doxa. «Si tratta di persone assunte all’interno di aziende perlopiù medio-grandi e grandi, dislocate prevalentemente nel Nord Italia, in quasi 7 casi su 10 sono uomini (a sorpresa!) e hanno un’età media di 41 anni» specifica Vilma Scarpino, amministratore delegato di Doxa.

VANTAGGI PER TUTTIFare lavoro agile significa rimettere in discussione stereotipi relativi a luoghi, orari e strumenti di lavoro consentendo alle persone di raggiungere una maggiore efficacia professionale e un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. Con vantaggi per tutti:

  • Imprese, che godono di una attrattività migliore a fronte di un aumento della produttività, di una riduzione dell’assenteismo e degli straordinari e in definitiva di una riduzione dei costi;
  • Lavoratori, che a fronte di una maggiore flessibilità si dichiarano più motivati e soddisfatti del proprio work-life balance; seppure lavorino di più: 9 ore al giorno in media contro le canoniche 8 (altra sorpresa!);
  • Società, che grazie alla riduzione degli spostamenti dei singoli e del minore impatto ambientale prodotto dalle società ne trae ovvi benefici.

COSA DICE LA LEGGE – Nel Jobs Act Autonomi, approvato il 10 maggio scorso con il via libera in terza lettura dal Senato, riflettori accesi anche sul lavoro agile o smart working. Finora il tutto era regolato dalla contrattazione individuale o aziendale e dunque di secondo livello. Ora c’è una normativa nazionale, che tra le altre misure garantisce stesso stipendio, parità contrattuale e diritto alla disconnessione a chi lavora in remoto. E in molti sono pronti a scommettere che farà da volano allo smart working. Incentivando tassi di crescita ancora più forti rispetto a quelli registrati finora: +40% negli anni tra il 2013 e il 2016.

Continua a leggere

Tanti auguri, mamme!

In occasione della Festa della Mamma ci siamo divertiti a mettere a confronto due sondaggi Doxa realizzati, rispettivamente, nel 1970 e nel 2017, in cui è stato chiesto ai soli uomini in età 18-40 anni di dire la loro sulle qualità più apprezzate di una moglie.

Risultato? Su tutte vince la capacità di educare i figli. Ieri e, ancor più, oggi. Ma a saltare all’occhio è il peso oggi attribuito a qualità un tempo marginali, o quasi. Almeno di fronte ai microfoni degli intervistatori. Tra cui la bellezza: oggi importante per oltre un italiano su due.

In netta progressione poi il desiderio di una moglie colta,  lavoratrice e con opinioni precise sui problemi politici e sociali.
Che l’emancipazione tra le mura domestiche sia ben più radicata di quel che si pensi? Noi ci crediamo!

I dipendenti credono nel welfare aziendale

Il 62% dei dipendenti esprime un giudizio positivo sul welfare aziendale e il 70% chiede maggiori servizi alla persona.

Anche i dipendenti credono nel welfare aziendale. E’ questo il dato più evidente che emerge dalla ricerca Doxa-Edenred 2016 sullo stato del welfare aziendale in Italia. Il 62% dei dipendenti, infatti, esprime un giudizio positivo sull’implementazione di programmi di welfare nella propria azienda. Rispetto alla fascia di età, la percentuale più alta di fiducia la esprimono i dipendenti compresi tra i 50-65 anni con il 64%.
Distanziati di un solo punto percentuale, tuttavia, le fasce d’età più giovani: 18-19 anni e 30-39 anni, con il
63%. La fascia d’età meno entusiasta è invece rappresentata dai 40-49enni con il “solo” 60% di indicazione positiva.

Passando da una valutazione generale sul valore del welfare aziendale ad un’analisi dei piani di welfare realizzati nell’azienda di appartenenza, la percentuale di valutazione positiva da parte dei dipendenti si attesta al 54%. Segno che la discriminante rispetto a una valutazione più o meno positiva da parte dei dipendenti è l’effettiva “qualità” e utilità del paniere di servizi messi a disposizione.

Puntando lo sguardo al futuro, il 55% dei dipendenti è convinto che i piani di welfare all’interno della propria azienda si svilupperanno (mentre il 37% pensa che resteranno invariati e solo l’8% che si ridurranno). Tale percentuale nel 2013 era al 49%. Rispetto alle difficoltà che potrebbero ritardare o accrescere l’affermazione del welfare aziendale, i dipendenti indicano resistenze di tipo sindacale solo nell’11% dei casi. Le difficoltà maggiori ipotizzate sarebbero più di natura economica (58%), come la crisi del mercato, difficoltà di bilancio e necessità di ridurre i costi.

I risultati della ricerca Doxa-Edenred 2016 confermano una progressiva convergenza tra aziende e dipendenti sulla valenza e utilità dei piani di welfare aziendale.
Tale tendenza, inoltre, acquisisce maggior valore grazie al rinnovato quadro normativo che spinge, grazie ad una serie di agevolazioni specifiche, verso un modello di welfare contrattato tra la parti. Le vecchie diffidenze e resistenze sul valore del welfare aziendale si stanno progressivamente ridimensionando, grazie alla comprensione dell’effettiva convenienza dei flexible benefit.

Continua a leggere

8 papà su 10 vorrebbero il congedo di paternità

La conciliazione non può essere solo una questione femminile. Da questa convinzione di Piano C nasce “Diamo voce ai papà”, la campagna nazionale che per 5 mesi ha indagato l’identità, la gestione vita-lavoro, i modelli, i desideri dei papà italiani. Una campagna che è stata pensata e condotta con un approccio “emergente”: non è stata pianificata una strategia né definito un processo metodologico a priori, ma si è lavorato in costante ascolto dei papà, sviluppando strumenti e metodologie in base alle interazioni.

Avviando una riflessione seria sul tema della partecipazione del padre alla cura, affidando a Doxa un’indagine  che ha esplorato la conciliazione vista dai padri a partire in particolare dagli strumenti del congedo parentale e congedo di paternità.
Le voci raccolte sono state tante: più di 70.000 le persone raggiunte dalla campagna fotografica, oltre 50.000 le interazioni sui social, più di 1.500 le risposte al sondaggio da tutta Italia, 215 papà intervistati da Doxa, 100 volti a comporre l’album di famiglia dei padri italiani di oggi.

Silenzio: parlano i papà.

Cosa ci racconta l’indagine di Doxa? Il congedo di paternità obbligatorio riscuote un enorme consenso: il 70% dei papà, anche come futuri papà di altri figli, trovano molto apprezzabile che esista questa possibilità, e addirittura 8 papà su dieci sceglierebbero la possibilità di un congedo di paternità obbligatorio di almeno 15 giorni.

A fronte di questa voglia di tempo e presenza, si riscontra anche un altro elemento: i padri non sono care-giver primari. Anche quando dichiarano di aver usufruito del congedo parentale (2 papà su 10), lo hanno fatto per condividere la gestione dei figli con la moglie o compagna. Forse anche perché, per 7 intervistati su 10, le esigenze dei papà sul luogo di lavoro non sono tenute in Italia abbastanza in considerazione.

Cosa emerge invece dagli oltre 1.500 papà che hanno risposto al sondaggio di Piano C? Diventare papà apre la mente: se solo 3 papà su 10 si sentono molto più ansiosi e preoccupati per via della paternità, per la maggioranza dei papà la paternità rappresenta un’esperienza molto positiva in termini di felicità, crescita personale e apertura mentale verso il futuro. Non solo: pazienza e gestione del tempo le principali competenze che gli uomini dicono di acquisire diventando papà, seguite – secondo 6 papà su 10 – da più ampia visione del futuro, capacità di problem solving, di presa di decisione e di comunicazione.

Eppure, ancora una volta, ben 6 papà su 10 ritengono che la paternità non abbia comportato un ridimensionamento delle proprie carriere e ambizioni professionali. Anzi i papà, sebbene diventino più attenti agli orari lavorativi, non sentono di dover rinunciare alle ambizioni di prima; sono semmai più preoccupati di mantenere una stabilità lavorativa, perché sentono – in primis – il peso di maggiori responsabilità familiari anche in senso finanziario e di dover trovare una nuova organizzazione delle attività quotidiane ‘a tutto tondo’, vale a dire non solo in termini di equilibrio vita-lavoro ma anche in termini di equilibrio di coppia e tempo per sé (tutti aspetti ugualmente citati).

 

Se Sanremo detta(va) l’Hit-Parade

In occasione del 67esimo Festival della canzone italiana, Doxa, ideatrice delle ricerche di mercato in Italia, gioca la carta della storia e ci ricorda che…

Sanremo über alles. Alla vigilia del 67esimo Festival della canzone italiana, in programma dal 7 all’11 febbraio al Teatro Ariston, Doxa gioca la carta della storia e lo fa recuperando una ricerca inedita sul ruolo della kermesse canora più importante d’Italia sulla classifica di vendite dei dischi a 45 giri.

Correva l’anno 1971. Ad aggiudicarsi il “Leone di Sanremo” furono Nada e Nicola di Bari con «Il cuore è uno zingaro» ma a stracciare tutti i record fu Lucio Dalla con la sua «4 marzo 1943» che conquistò all’istante (o quasi) il primo posto in classifica. Per poi restare nella top 30 per ben 16 settimane di fila. A dargli filo da torcere fu solo «Sotto le lenzuola» di Adriano Celentano che, seppure arrivato solo quinto al Festival, incassò il plauso (e i quattrini) del grande pubblico.

BEST SELLER

«Complessivamente 16 motivi dei 24 presentati a Sanremo nel 1971 sono entrati, almeno una volta, nella classifica dei primi 30 dischi» si legge nel bollettino 9-13 del 21 giugno 1972 dattiloscritto dai ricercatori Doxa sulla carta ormai ingiallita del volume che racchiude alcune delle ricerche più significative di quell’anno. Compreso proprio il focus sulle canzoni entrate nella Hit Parade, ossia la trasmissione radiofonica RAI andata in onda per la prima volta il 6 gennaio del 1967 e basata proprio sulle rilevazioni Doxa.

Continua a leggere