Internet of things in Italia: cresce del 23%

Il giro di affari della casa connessa in Italia vale 185 milioni di euro nel 2016. Arrivano i prodotti nei negozi, anche se oltre l’80% del mercato passa ancora da installatori e distributori elettrici. Numerose soluzioni offerte da startup. Lo sbarco dei colossi del web preannuncia un grande sviluppo nel 2017.

La maggioranza delle soluzioni Smart Home in Italia riguarda la sicurezza e la gestione energetica della casa. Il 50% dei consumatori però pensa che le tecnologie non siano ancora abbastanza mature e il 67% teme rischi per sicurezza dei propri dati personali.

Si affacciano sul mercato italiano grandi player come Google e Amazon, parallelamente proliferano le soluzioni sviluppate da startup con offerte spesso complementari a quelle dei brand affermati. Compaiono i primi prodotti negli scaffali dei negozi (fisici e online) e cresce l’interesse dei consumatori verso soluzioni sempre più evolute che offrano però le necessarie garanzie di sicurezza e privacy. L’Internet of Things entra nelle case degli italiani e il mercato delle soluzioni IoT per la Smart Home nel nostro Paese vale 185 milioni di euro nel 2016, +23% rispetto all’anno precedente. Ma il suo potenziale è davvero enorme, perché la casa connessa si propone come il fulcro dell’ecosistema “internet delle cose”, capace di trainare dietro di sé diversi settori chiave del Made in Italy.

L’82% del mercato è ancora legato alla filiera tradizionale, composta da installatori e distributori di materiale elettrico, ma cresce la quota dei “nuovi” canali come retailer, eRetailer e assicurazioni che insieme rappresentano il 18% (circa 30 milioni di euro). I possibili impieghi sono molti e variegati, però la maggioranza delle oltre 290 soluzioni per la casa connessa censite in Italia e all’estero (il 31%) è dedicata alla sicurezza – tra videocamere di sorveglianza, serrature, videocitofoni connessi e sensori di movimento – seguita dalla gestione energetica, come le soluzioni per il controllo remoto degli elettrodomestici (10%), la gestione dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento (8%), il monitoraggio dei consumi dei dispositivi elettrici (10%).

L’offerta di prodotti per la Smart Home è in continuo divenire. Il 68% delle soluzioni sul mercato è “Do It Yourself”, con un processo di installazione semplificato, anche se non tutti gli utenti sono in grado di fare a meno del tecnico: il 70% di chi ha acquistato prodotti connessi si è rivolto a installatori o piccoli rivenditori. Il 52% delle soluzioni oggi è offerto da startup, che spesso sviluppano proposte complementari a quelle dei brand affermati. Ma in questi mesi si stanno affacciando sul mercato italiano anche i grandi operatori “Over The Top” con hub dotati di assistente vocale per dialogare con gli oggetti connessi (Google Home, Amazon Echo): l’ingresso dei grandi marchi spingerà certamente lo sviluppo della casa connessa, renderà più facile l’interoperabilità tra i vari oggetti (che resta ancora una grande barriera) e sarà fondamentale per aumentare la fiducia dei consumatori.

Sono alcuni dei risultati della ricerca Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con Doxa, presentata Giovedi 23 Febbraio 2017 al convegno “Smart Home: l’Internet of Things entra dalla porta di casa”.

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Oltre 44 milioni di italiani leggono quotidiani e periodici

Oltre 44 milioni di italiani raggiunti ogni mese dalla stampa quotidiana e periodica.

Si confermano i grandi volumi di contatti per la stampa quotidiana e periodica, scelta ogni mese dall’83,3% della popolazione italiana (14 anni e oltre) attraverso il supporto cartaceo o in formato digitale.
La lettura delle più importanti testate italiane mantiene il suo ruolo nella dieta mediatica del nostro Paese, testimoniando la capacità della stampa di relazionarsi e intercettare i diversi segmenti della popolazione e ponendosi come importante mezzo di riferimento nella fruizione di contenuti di qualità.

La ricerca Audipress, su elaborazione dei dati Doxa, che monitora in maniera continuativa le abitudini di lettura in Italia, presenta uno scenario del consumo dei prodotti editoriali su carta o digitale che raggiunge per i quotidiani circa 26,5 milioni di letture ogni giorno (per 17.662.000 lettori).

Nel comparto periodici, ogni settimana si superano i 26 milioni di letture per le testate settimanali (per 15.591.000 lettori) e ogni mese si superano i 26 milioni di letture anche per le testate mensili (per 14.355.000 lettori).

La ricerca offre dati analitici che consentono di tracciare il profilo sociodemografico dei lettori e i loro comportamenti di lettura, permettendo di cogliere le caratteristiche proprie di ciascun segmento editoriale e dei vari target di popolazione.

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2 donne su 3 non conoscono il fibroma uterino

Disponibile in Italia la prima terapia medica a lungo termine per il trattamento dei fibromi uterini sintomatici: rapido ed efficace nel controllo dei sintomi, dà la possibilità alle donne di evitare fino all’80% degli interventi chirurgici.

Approvato anche in Italia l’utilizzo prolungato di ulipristal acetato 5mg, unica terapia medica specifica per il trattamento a lungo termine del fibroma uterino, una patologia ginecologica invalidante che condiziona la quotidianità, la relazione di coppia, la vita professionale e la possibilità di avere un figlio.

Il fibroma uterino interessa fino al 40% delle donne durante la vita fertile, 24 milioni in Europa, 3 milioni solo in Italia. È causa di sanguinamenti abbondanti e forti dolori, sofferenza durante i rapporti sessuali e infertilità. Eppure, per 2 donne su 3, il fibroma resta ancora uno sconosciuto. Permangono invece la paura di dover rinunciare alla maternità e l’ansia per l’eventuale rimozione dell’utero.

Uno scenario destinato a cambiare a seguito dell’approvazione in Italia dell’utilizzo prolungato di ulipristal acetato 5mg. Il farmaco, rimborsato dal SSN, apre un nuovo capitolo nella cura del fibroma uterino, consentendo di sovvertire l’attuale approccio terapeutico, prevalentemente chirurgico, con benefici significativi per la salute e l’identità di ogni di donna, ma anche con notevoli risparmi di risorse per il Servizio sanitario. Di tutto ciò si è discusso oggi 21 Feebbraio 2017 nel corso di una conferenza stampa promossa da Gedeon Richter, l’azienda produttrice del farmaco, commercializzato con il nome di Esmya®.

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I social network nella Milano fashion week

I social media cominciano a diventare uno strumento di acquisto per i fashion addicted. È uno dei messaggi chiave che è emerso dalla ricerca Doxa sulle opportunità di Instagram e Facebook per le aziende della moda e lusso, presentata oggi 16 Febbraio 2017 nella sede milanese del gruppo di Mark Zuckerberg.

L’analisi è stata realizzata in tre step su tre campioni appassionati di moda, prima, durante e dopo l’ultima Milano fashion week di settembre 2016. Secondo i dati relativi ai comportamenti nel periodo delle sfilate, è emerso che il 52% del campione ha iniziato a seguire un brand, e, soprattutto, che il 42% ha utilizzato immagini per ispirarsi su acquisti futuri e l’85% è propenso ad acquistare nei prossimi mesi un brand che ha iniziato a seguire.

Sono stati messi a confronto i dati del settembre 2016 con quelli dello stesso mese nel 2015: ne è emerso che il numero delle conversazioni a proposito della Milano fashion week è raddoppiato, l’upload delle foto è aumentato del 5%, mentre i video del 23 per cento. Da ultimo, emerge nuovamente che fashion is mobile, con l’83% dei contenuti creati e caricati da dispositivi mobili.

La ricerca ha consentito di individuare altre caratteristiche e chiavi comportamentali degli appassionati di moda sui social. Per quanto all’identikit, è emerso che il 61% del campione è di sesso femminile e di età compresa per la maggior parte tra i 25 e i 34 anni (a seguire, c’è la fascia 35-54).

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80% degli italiani decide gli acquisti via smartphone

Lo smartphone è sempre più centrale non solo nella modalità di traffico e nel tempo passato online, ma anche nei processi di acquisto degli italiani.

Dati alla mano, 7 italiani su 10 sono attratti da offerte via smartphone in prossimità e 9 aziende su 10 investono in Mobile Advertising, che cresce del 53%.
Un’ampia e dettagliata fotografia al riguardo è stata presentata durante l’appuntamento annuale con l’Osservatorio Mobile B2c Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. 

Gli italiani sono sempre più inseparabili dagli smartphone: per il 50% dei Mobile Surfer, il Mobile ha già soppiantato – o sta gradualmente sostituendo – il Pc, mentre per il 38% i due schermi hanno la medesima rilevanza. Oltre ad attrarre in generale sempre più traffico e tempo, il Mobile è centrale nei processi di acquisto degli utenti: circa l’80% dei Mobile Surfer utilizza, infatti, lo smartphone per prendere decisioni d’acquisto o relazionarsi con i propri marchi preferiti. In particolare, poi, un terzo dei Mobile Surfer lo usa anche per fare acquisti.

Alcune specificità del Mobile risultano particolarmente apprezzate dai consumatori: il 69% si dichiara interessato a ricevere offerte commerciali personalizzate passando accanto ad un negozio. Forte l’interesse anche per i Mobile Wallet: più di un quinto dei Mobile Surfer infatti dichiara di salvare spesso sul proprio Smartphone coupon, buoni sconto, carte fedeltà o biglietti di eventi o trasporti e il 68% sarebbe interessato ad un’unica App in cui dematerializzare tutto quanto contenuto nel proprio portafoglio.

A scommettere su queste direttrici di innovazione sono anche molte startup: sono, infatti, oltre 830 quelle finanziate in questo ambito a livello internazionale negli ultimi 2 anni.

Il comportamento dei Mobile Surfer

I consumatori italiani dedicano sempre più tempo alla navigazione internet via Mobile: 6 minuti su 10 passati online provengono dagli smartphone e sono oltre 25 milioni gli italiani che mensilmente navigano dai propri smartphone (pari a circa il 70% degli utenti internet complessivi). Tale valore è cresciuto a doppia cifra rispetto all’anno precedente, a differenza del numero di utenti desktop che è addirittura in calo.
Le App catturano circa il 90% del tempo di navigazione complessivo degli smartphone; a farla da padrone sono quelle di Google e Facebook, che attraggono quasi la metà del tempo totale.

Consapevoli dello spostamento degli utenti su Mobile, le aziende hanno lavorato molto sull’ottimizzazione dei propri siti internet.
“I consumatori danno un buon voto (7,3 su 10) alla fruizione dei siti da Mobile” – afferma Guido Argieri, Telco & Media Director di Doxa – “Ciò nonostante, il 57% dei Mobile Surfer negli ultimi 3 mesi ha abbandonato un sito/App perché non funzionava o non era sufficientemente veloce. Oltre all’usabilità, un tema caldo è quello della privacy: la sensazione che le aziende monitorino le ricerche personali è molto forte per tutte le fasce di età, mentre il consenso al tracciamento per ottenere offerte e messaggi mirati genera sensazioni ambivalenti, a metà tra il fastidio per l’intrusione e l’utilità percepita per possibili vantaggi che ne deriverebbero”.

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2017: saremo più felici

Doxa partner per l’Italia di WIN/Gallup International, il più grande network mondiale di istituti di ricerca indipendenti, ha pubblicato i risultati della 40^ edizione del Sondaggio Mondiale di Fine Anno sulle previsioni, le aspettative e le speranze dei cittadini di 66 paesi di tutto il mondo e mostra un aumento del livello di felicità nonostante un peggioramento delle previsioni sull’andamento dell’economia.

Highligths:

  • il 68% della popolazione mondiale dichiara di essere felice della propria vita (in aumento rispetto al 66% dell’anno scorso); il 22% è né felice né infelice e il 9% non è felice
  • il dato italiano della felicità è pari al 46%, in lieve rialzo (+2%)
  • l’indice “Net happiness”, dato dalla differenza tra le percentuali dei felici e quella degli infelici, è pari a 59% a livello mondiale e 38% in Italia, entrambi in leggero aumento rispetto ad un anno fa
  • Isole Fiji e Cina sono i paesi più felici (net happiness 89% e 80% rispettivamente) seguiti da Filippine, Vietnam, Panama, Indonesia e Paraguay mentre l’Iraq anche quest’anno è in fondo alla classifica (net happiness 1%)
  • 42% della popolazione mondiale guarda con ottimismo alle prospettive economiche per il 2016 (in calo di 3 punti rispetto al 2015) 22% con pessimismo e 31% crede che la situazione resterà sostanzialmente invariata dal punto di vista dell’economia
  • i paesi più ottimisti in questo senso sono il Ghana e il Bangladesh, mentre Corea del Sud, Hong Kong e Grecia appaiono i più pessimisti

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Natale, che stress!

Una ricerca Doxa sul lavoro nel periodo pre-natalizio rivela che un italiano su 3 lavora di più nelle settimane precedenti il Natale

Dal sondaggio DOXA sullo stress da lavoro nel periodo pre-natalizio emerge che 1 lavoratore su 3 (33%) lavora di più nelle settimane precedenti il Natale, il 13% lavora di meno e la maggior parte (54%) hanno più o meno la stessa quantità di lavoro.

Molto simile è anche la ripartizione dei lavoratori secondo il livello di stress nello stesso periodo: il 32% sono più stressati, l’8% sono meno stressati e il 60% registrano lo stesso livello di stress degli altri periodi.

Sotto Natale l’equilibrio lavoro – famiglia vacilla più del solito

La principale fonte di stress nel mese di dicembre è la difficoltà a conciliare il maggior numero di impegni lavorativi e familiari (59%), seguita dalla mole di lavoro da eseguire entro Natale (55%). Il 44% dei lavoratori intervistati riporta fra i motivi di stress anche l’aumento del traffico sul tragitto casa-lavoro e il 27% la preoccupazione per la precarietà del posto di lavoro, fattore un po’ più rilevante (32%) nella fascia d’età più giovane e ancor più nelle regioni dell’area Sud+Isole (39%)

Che stress il buonumore!

Nel 1948 gli italiani che dichiaravano di essere felici erano il 35%: si usciva da un conflitto mondiale, c’era un Paese da ricostruire e una nuova forma di governo (dalla Monarchia si era passati alla Repubblica). L’economia era prevalentemente agricola e i più felici erano le classi sociali più elevate.

Oggi gli italiani che si definiscono felici sono il 44%, appena 9 punti percentuali in più rispetto al Dopoguerra. Eppure siamo la settima potenza mondiale. Ma, quel che salta all’occhio, è che siamo meno felici degli “altri”. La quota di popolazione mondiale che dichiara di essere felice è il 69%.

Immigrazione

Nell’immediato Dopoguerra un italiano su due avrebbe lasciato l’Italia per cercare condizioni di vita migliori altrove. Prima destinazione: gli Stati Uniti. Più erano giovani più erano disposti a mettersi alla prova. Con un picco del 62% di favorevoli all’espatrio tra i 18-25enni. A quei tempi, insomma, gli immigrati eravamo noi!

E oggi? Vince la paura dell’ “altro”. Chi viene da lontano è percepito con diffidenza, se non addirittura paura o odio. In Italia più che altrove. Ben il 62% degli italiani infatti ritiene che l’immigrazione dei lavoratori stranieri è negativa per il Paese. Contro una media mondo del 57%.

Questione di portafoglio

Gli italiani si sa sono un popolo di risparmiatori.

Nel 1968 la quota di famiglie che riusciva a risparmiare parte del reddito era pari al 39% ed è rimasta invariata a distanza di 50 anni.
Si risparmia per i figli (che hanno un futuro sempre più incerto), per la vecchiaia e soprattutto per gli imprevisti. Obiettivo: evitare che persino la rottura di un tubo in casa o l’emergenza dentista possa mandare in tilt le finanze domestiche.