Lavoro ai raggi X

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Il tema del lavoro o meglio della sua mancanza era rilevante nell’Italia del Dopoguerra così come lo è oggi. Il 46% degli italiani nel 1948 vedeva un aumento dei disoccupati nella propria provincia di residenza.

Sessant’anni dopo il 40% giudica instabile la sua situazione occupazionale e il 60% ha temuto di non riuscire ad arrivare a fine mese. Ma quel che è peggio è che ¾ della popolazione italiana pensa che i figli avranno una situazione economica peggiore di quella dei genitori.
Vita dura per i millennials!

Stati Uniti d’Europa

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Viva l’Europa, anzi no! Nel 1951 più di un italiano su due era favorevole alla creazione degli “Stati Uniti d’Europa”. Eravamo agli albori di quella che sarebbe poi diventata l’Unione europea e la speranza di un futuro migliore garantito proprio da una organizzazione sovranazionale aveva la meglio. Soprattutto fronte opportunità economiche e lavorative.

Oggi tale fiducia vacilla. Con appena il 5% degli italiani rimasti ad avere “molta” fiducia in Bruxelles. E alla domanda che cosa significa per lei l’Europa ben 1 su 3 risponde “regole”. Che fine ha fatto il sogno?

Vacanze italiane

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Le abitudini vacanziere degli italiani nell’immediato Dopoguerra mostrano una preferenza per la montagna e la collina (28%). Mentre il mare si ferma al 20%. Circa un italiano su 3 non si allontanava dalla sua residenza soprattutto per motivi economici.

E oggi? Idem!
Nell’estate 2015 un italiano su due è rimasto a casa. E tra chi è partito il 27% ha speso meno rispetto all’anno precedente. Una differenza sostanziale rispetto al passato però c’è: nel 1950 solo il 2% optava per destinazioni estere, mentre nel 2016 la quota di esterofili è salita addirittura al 43%.

Cibo, vizi e virtù

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Nell’immediato Dopoguerra il razionamento degli alimenti di prima necessità era all’ordine del giorno. Al punto che ci si interrogava sull’opportunità o meno dell’abolizione della tessera in dotazione a ciascuna famiglia.

Ora invece siamo proiettati al futuro. E persino disposti ad abolire parecchi tabù.
Qualche esempio? Entro il 2050 mangeremo alghe, insetti e cibi in pillole. E 2/3 degli italiani stamperanno persino il cibo in 3D direttamente a casa propria.

Natale 2016: i papá e Gesú bambino i grandi esclusi

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Una ricerca Doxa Kids per conto di Groupon svela come bambini e genitori si preparano e vivono il Natale: Babbo Natale, l’albero e i regali tech sembrano avere la meglio su Gesù bambino, il presepe e giochi tradizionali.

La mamma è sempre la mamma anche a Natale: per il 43% dei bambini è lei che merita più di tutti un bel regalo. Il papà invece in terza posizione, con solo l’11% di preferenze

I preparativi al Natale

Iniziando dai preparativi, i genitori coinvolgono i bambini soprattutto decorando l’albero (91%) e la casa con luci, candele e statuette (80%). Il presepio arriva solo al terzo posto (70%). I bambini inoltre, soprattutto tra gli 8 e i 10 anni, non possono dire che è Natale senza aver preparato la letterina con i propri desideri (64%, percentuale che arriva all’85% considerando solo i bimbi sotto i tra gli 8 e i 10 anni). Prerogativa sopratutto delle bambine è anche aiutare la mamma a preparare latte e biscotti per Babbo Natale e le sue Renne e cucinare il pranzo di Natale (36%).

Babbo Natale esiste davvero?

I genitori ci tengono a mantenere il più possibile la magia del Natale: la maggior parte degli intervistati (46%), soprattutto chi ha bimbi sotto i tra gli 8 e i 10 anni (55%), afferma che non rivelerà mai ai figli la non-esistenza di Babbo Natale, finché non lo scopriranno da soli. Il 26% dei genitori pensa che i propri figli fingano di crederci per i fratelli e i cugini più piccoli, mentre solo il 22% pensa che i propri figli non ci credano più e non fingano nemmeno di crederci, soprattutto i genitori dei figli tra gli 11 e i 13 anni (35%). C’è anche un 13% di genitori che pensa che il figlio finga di non sapere che Babbo Natale non esiste solo per avere più regali.

Ma chi li porta i regali di Natale? Il 75% dei bambini tra gli 8 e 10 anni non ha dubbi: Babbo Natale. Dopo gli 11 anni i bambini diventano ben più disincantanti, tanto che il 65% ormai ha capito che sono mamma e papà ha fare le veci del vecchio con la slitta. Scompare invece quasi totalmente Gesù bambino: solo il 2% pensa che sia lui a farsi carico dei doni per i bimbi di tutto il mondo.

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Casa, dolce casa

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Come eravamo e come siamo oggi.

Ripercorriamo alcuni argomenti che abbiamo affrontato nei nostri primi 70 anni di storia confrontando il passato e il presente: dai dati raccolti nei nostri bollettini storici a quelli evidenziati nelle ricerche più recenti, raccontando l’Italia e gli italiani dal dopoguerra ai giorni nostri.

Le case degli italiani nel Dopoguerra mancavano di servizi essenziali quali il bagno (all’interno delle mura domestiche), i termosifoni e i frigoriferi.

Sessant’anni dopo gli italiani sono proiettati verso una casa “smart” e il 30% ha già destinato 3 mila euro circa da spendere per avere una casa intelligente. A partire dalla cucina.
Primo oggetto del desiderio: il frigorifero, in grado di segnalare ai padroni di casa i cibi in scadenza o, addirittura, di fare la spesa a distanza ordinando yogurt & co.

Educare alla sicurezza

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Doxa ha realizzato una ricerca per Mattel analizzando il tema della sicurezza nella fascia d’età della prima infanzia, ritenendo corretto che un programma simile debba partire dai bambini più piccoli e, proprio perché dedicato ai più piccoli ha sicuramente maggior effetto se veicolato attraverso un personaggio positivo, riconoscibile, sorridente ma autorevole. Ecco allora che la figura del pompiere – che emerge anche nella ricerca come figura di riferimento per genitori e bambini – e tra i personaggi Mattel rappresentato da SAM il Pompiere, è diventata naturalmente il riferimento per questo progetto.

Dalla ricerca è emerso che il 79% dei genitori si dichiara preoccupato per almeno una situazione di rischio in cui si potrebbe trovare il figlio. Nelle domande rivolte al campione di intervistati si è cercato di individuare quali possano essere le situazioni per cui i bambini dovrebbero ricevere informazioni sui comportamenti corretti da tenere.

Gesti quotidiani, come attraversare la strada, luoghi famigliari, come la propria abitazione e luoghi aperti possono essere e corrispondere a diverse situazioni di rischio.

L’analisi si è rivolta non solo ad individuare le paure dei genitori, ma anche a far emergere gli attori atti ad insegnare al bambino come proteggersi; i genitori, in primis la mamma, è vista come prima figura di riferimento per insegnare ai piccoli a non mettersi in situazioni di pericolo, segue la scuola, spazio importante per la trasmissione ai bambini delle informazioni sui temi della sicurezza.

Per affrontare in modo efficace i temi della sicurezza in ambito scolastico i genitori si aspettano strumenti e modalità capaci di ‘stimolare le abilità creative’ (40%) e la ‘fantasia’ (36%), ma al tempo stesso che mantengano il tratto ‘educativo e di insegnamento’ (37%). Da non trascurare la componente più ludica, che deve includere il ‘divertimento ‘(35%) e la possibilità di ‘condivisione dell’esperienza con gli altri bambini’ (33%).

Infine, tra le figure istituzionali, è emerso il pompiere come riferimento per trasmettere insegnamenti pratici sulla sicurezza.

Generazione Z e rapporto con il denaro

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Affezionati al salvadanaio e alle banconote, la metà di loro utilizza una carta di pagamento: questo il ritratto della generazione Z 

Presentata durante Il Salone dei Pagamenti, la ricerca di Doxa per Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio e American Express ritrae le nuove generazioni e il loro rapporto con il denaro

Come è cambiata negli adolescenti della generazione Z la percezione del denaro? I soldi escono dal muro attraverso il bancomat e la Rete ci consente di comprare con pochi click. Nasce una nuova relazione quotidiana con il denaro, che presenta molti aspetti positivi, ma anche alcune incognite perché i giovani si troveranno a gestire molto più dei loro genitori il denaro digitale e dovranno sempre più saper cogliere le opportunità e affrontarne i rischi. Quale è allora il vero valore del denaro per le nuove generazioni? E quali possono essere le strategie educative per trasmettere ai giovani modelli di gestione responsabili e consapevoli?

American Express e Fondazione per l’Educazione Finanziaria, con la collaborazione di Doxa, hanno promosso la ricerca “L’educazione al valore del denaro nella generazione Z” che mostra una fotografia di questa generazione e risponde a queste domande

La ricerca online, effettuata su un campione di 504 genitori e 501 ragazzi di età compresa tra i 12 e i 18 anni, dimostra come la gran parte dei ragazzi abbia del denaro a disposizione (87% del totale), principalmente proveniente dai regali in occasioni di compleanno/festività (74%), in cambio di buoni risultati scolastici (51%) o se si comportano bene (33%). Circa la metà del campione, il 47%, ha invece una paghetta fissa. Mentre il denaro come ricompensa per un lavoro è un concetto tramesso all’incirca solo al 50% degli adolescenti intervistati.

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In Italia il lavoro è sempre più smart

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In italia il lavoro e’ sempre più “agile”: un terzo delle grandi imprese fa smart working, oltre 250mila lavoratori smart.

Cresce la diffusione dei progetti di Smart Working nelle grandi imprese, passate dal 17% del 2015 al 30% attuale. Stabile al 5% tra le PMI.
Il 7% dei lavoratori italiani opera con modalità flessibili di luogo, orario e strumenti di lavoro (era il 5% nel 2013). Gli Smart Worker evidenziano benefici su carriera, prestazioni lavorative e work-life balance.
Social collaboration, strumenti mobile, workspace technology e strumenti per l’accessibilità le tecnologie digitali che abilitano lo Smart Working nelle aziende.

La ricerca Doxa 2016 in collaborazione con l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano evidenzia che in Italia è una realtà rilevante che coinvolge sempre più imprese e lavoratori, mostrando grandi potenzialità di espansione.
Facendo riferimento al solo lavoro subordinato, gli Smart Workers – ossia quei lavoratori che godono di discrezionalità nella definizione delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati – sono già 250 mila, circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti, sono cresciuti del 40% rispetto al 2013. Il lavoratore “smart” tipo è un uomo (nel 69% dei casi) con un’età media di 41 anni, che risiede al Nord (nel 52% dei casi, solo nel 38% nel Centro e nel 10% al Sud) e rileva benefici nello sviluppo professionale, nelle prestazioni lavorative e nel work-life balance rispetto ai lavoratori che operano secondo modalità tradizionali.

Ben il 30% delle grandi imprese nel 2016 ha realizzato progetti strutturati di Smart Working, con una crescita significativa rispetto al 17% dello scorso anno, a cui si aggiunge l’11% che dichiara di lavorare secondo modalità “agili” pur senza aver introdotto un progetto sistematico. Una situazione ben diversa si riscontra invece per le PMI, tra cui la diffusione di progetti strutturati è ferma al 5% dello scorso anno, con un altro 13% che opera in modalità Smart in assenza di progetti strutturati. Uno scarso interesse dovuto alla limitata convinzione del management e alla mancanza di consapevolezza dei benefici ottenibili, anche se aumenta il numero di PMI interessate ad un’introduzione futura (il 18%).

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Clinton vs Trump

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Doxa partner per l’Italia di WIN/Gallup International, il più grande network mondiale di istituti di ricerca indipendenti, ha pubblicato i risultati di un sondaggio condotto in 45 paesi di tutto il mondo (con una copertura pari a quasi i ¾ della popolazione mondiale) sulle Elezioni Presidenziali degli Stati Uniti d’America.

La ricerca, condotta in agosto e settembre, rivela che Hillary Clinton è favorita in tutti i paesi coinvolti, con l’unica eccezione della Russia.

La sua popolarità raggiunge i livelli più alti nell’Europa Occidentale, in America Latina e in Africa. In particolare, la preferenza per Hillary Clinton su Donald Trump raggiunge l’80% in Portogallo, il 79% in Finlandia e Corea del Sud e il 75% in Svezia e Colombia. Donald Trump è preferito solo in Russia e i paesi in cui la la differenza tra i favorevoli a Hillary e i favorevoli a Trump è più contenuta sono la Cina (9%), l’India (22%) e il Libano (23%). In Italia la sua preferenza è del 57%, come in Canada, Hong Kong e Giappone. Più nel dettaglio, nel nostro paese abbiamo 73% per Hillary, 16% per Trump e 11% di indecisi.

Concentrandoci sui dati italiani, i 4/5 dei nostri connazionali ritengono che le Elezioni Presidenziali USA abbiano un forte impatto su quanto accade nel nostro paese, sia in termini di crescita economica e rapporti commerciali che di prospettive di pace.

Sono invece il 50% coloro che nel nostro paese suggerirebbero al nuovo Presidente USA di aumentare le risorse da destinare alla lotta al terrorismo (27% di mantenere, 14% di diminuire, 9% non sa).

Quasi uguale (49%) la quota degli italiani che ritiene che con Obama gli USA abbiano rafforzato il proprio potere a livello mondiale (16% indebolito, 28% invariato, 7% non sa).

Commentando i risultati a livello generale, il Presidente di WIN/Gallup International e AD di Doxa Vilma Scarpino afferma: “Considerata la globalizzazione mondiale e il ruolo dominante degli USA nelle questioni economiche e militari, le Elezioni Presidenziali Americane danno vita ad un dibattito politico mondiale estremamente interessante e ricco di significati. Il sondaggio ad ogni modo rivela notevoli gap tra la visione e le opinioni della popolazione mondiale e quelle degli Americani”.