Donatore online: generoso, pragmatico e mobile

I risultati della terza edizione di Donare 3.0, ricerca realizzata da Duepuntozero Doxa per PayPal Italia e Rete del Dono, confermano come oggi la donazione online sia la modalità idealmente preferita dai donatori, ma tuttavia ancora poco diffusa. In crescita le donazioni per “Salute e ricerca” e “Arte e cultura”.

PayPal e Rete del Dono annunciano oggi i risultati della terza edizione dello studio “Donare 3.0”, che le due società hanno commissionato a Duepuntozero Doxa per indagare quanto il fenomeno delle donazioni sia diffuso tra la popolazione italiana connessa a Internet e identificare eventuali barriere, abitudini o atteggiamenti che condizionano il comportamento degli italiani online. Lo studio include anche una desk analysis sulle 30 associazioni più note in Italia, per mappare la loro presenza online e una sul profilo del donatore online.

Dalla profilazione del campione emerge come i donatori più generosi online ricadano in una categoria di persone globalmente ottimiste e fiduciose nel futuro, e ritengano che un numero maggiore di persone donerebbe se ci fosse più trasparenza sull’utilizzo dei fondi e sull’esito dei progetti.

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Le donne leggono sempre di più

Gli italiani non perdono l’antica e consolante abitudine di leggere prima di addormentarsi, peccato però che i libri che raggiungono il comodino accanto al letto non siano molto numerosi. È uno degli aspetti che emergono da una inchiesta Doxa, realizzata per il Sole 24 Ore-Domenica, condotta, tra il 5 e il 7 aprile scorsi, su una community di persone (714) che usano lo smartphone e che hanno familiarità con le app.Prendendo in prestito le parole freudiane si potrebbe definire il lettore che emerge da questa indagine una figura “perversa e polimorfa”: perversa per il rapporto diffidente o reticente verso la lettura e polimorfa per le tante differenze che caratterizzano la sua globale fisionomia.

Anche se con l’aumento della popolazione e la scolarizzazione di massa degli anni Sessanta la percentuale dei lettori attuali è molto superiore (68 vs.38) a quella del dopoguerra, oggi come ieri le preferenze dei consumatori di carta stampata vanno ai grandi romanzi. Ma nel 1950, oltre ai bestseller più o meno del giorno – da Via col vento a Per chi suona la campana a Il mulino del Po – c’erano tra i favoriti ancora alcuni classici italiani, da Le ultime lettere di Jacopo Ortis a I promessi sposi . Oggi, accanto ai big delle classifiche, ci sono classici d’altro genere: Il piccolo principe e Il Signore degli anelli, e tra gli autori di casa nostra Il nome della rosa.

Nei lettori odierni cambiano le abitudini, soprattutto per quello che riguarda le età della lettura (anche se a ogni fascia d’età la carta stampata continua a essere preferita ai libri digitali). Nei millennials, cioè i giovani tra i 18 e i 35 anni, il piacere, o il bisogno, di leggere scende man mano che cresce l’età: fino ai 25, il trenta per cento dei ragazzi legge più di dieci libri l’anno, superata quella soglia anagrafica la maggior parte (il quarantaquattro per cento) si attesta sui tre o quattro libri lungo tutto l’arco delle stagioni, mentre è solo il ventisette per cento che ne legge oltre una decina. Si tratta di ragazzi che di lettura in generale se ne intendono: il rapporto con lo smartphone e le app passa soprattutto attraverso le lettere dell’alfabeto. Nel caso di questi giovani digital native non c’entra dunque il livello di istruzione e neanche le seduzioni dell’informatica, dove gli adolescenti e i ventenni si sentono a casa, ma un vero e proprio calo di desiderio verso un oggetto, il libro, precedentemente amato. Diverso il volto del lettore odierno anche tra Nord e Sud, dal Centro in giù si legge meno, anche se è minima, in tutta la penisola, la percentuale (intorno al cinque per cento) di chi non legge mai un libro.

Ma se si domanda a che cosa sottraggono il tempo per leggere a coloro che invece, pochi o abbastanza numerosi, i libri li prendono in mano la risposta pressoché unanime è: la televisione.Come è allora il volto più accattivante, più promettente del lettore italiano? Giovane, certo, ma soprattutto femminile. Qui il divario è netto e si conferma che oggi la lettura è donna: legge più di dieci libri in un anno il trentacinque per cento delle intervistate contro il diciannove per cento degli uomini ascoltati per l’indagine. Non è una novità ma una felice tradizione della modernità, cominciata fin dai primi passi tardo settecenteschi e ottocenteschi dell’emancipazione femminile. Oggi però il dato è più interessante. In passato la passione delle donne per i libri –romanzi soprattutto – era collegata, nella opinione pubblica misogina che sapeva trasformare ogni qualità femminile in vizio, alla loro inattività sociale. Ma per le cittadine multitasking di oggi il tempo è il bene più prezioso, eppure sono le indaffaratissime dei nostri giorni che sostengono il livello della lettura in Italia. Il che non è solo una medaglia sull’affaticato petto femminile, ma anche una precisa indicazione: non è vero che non si legge per mancanza di tempo. Un elemento sul quale chi si occupa della diffusione dei libri e della lettura dovrebbe riflettere.

Gli italiani e la lettura: confronto 1950-2017

Fonte: Il Sole 24 Ore Domenica

 

 

Siamo (quasi) tutti europei

In occasione del 60esimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, Doxa accende i riflettori sull’atteggiamento degli italiani nei confronti dell’Unione europea e scopre che… il 76% è favorevole a Bruxelles!

Euroscetticismo, addio! Alla vigilia del 60esimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, siglati il 25 marzo 1957, e che di fatto diedero il via a quella che oggi è l’Unione europea, Doxa, ideatrice delle ricerche di mercato in Italia, ha passato al setaccio l’atteggiamento degli italiani nei confronti di Bruxelles e ha scoperto che oltre 3 connazionali su 4 sono favorevoli alle istituzioni UE (il 76% del totale intervistati). Con un picco dell’87% tra i 18-34enni. Non solo. Il dato è persino migliore di quello rilevato sempre da Doxa nel 1950 e dunque ben prima della firma dei Trattati. A quei tempi si parlava di “Stati Uniti d’Europa”, l’unificazione del Vecchio continente era vista come un antidoto a ulteriori conflitti bellici e una opportunità concreta di crescita economica. E il 71% degli italiani vi si dichiarava favorevole. Mentre solo l’8% era decisamente contrario.

 

I LAUREATI SONO PIU’ OTTIMISTI – Nonostante il sì incondizionato (o quasi) all’Unione europea, il 40,2% degli italiani ritiene che tale vincolo comporti “vantaggi e svantaggi in egual misura”. Il 34,8% vede più vantaggi nell’appartenenza all’Ue e il 20,4% più svantaggi. È curioso notare che più cresce il tasso d’istruzione più cresce la percentuale degli ottimisti. Che tra i laureati si attesta al 49,6%, mentre tra i titolari di un titolo di studio inferiore al diploma scende al 31,7%. La stessa identica domanda era stata rivolta dai ricercatori Doxa nel 1962, nella prima indagine mai effettuata sul tema dopo la firma dei Trattati di Roma. E in quel caso gli ottimisti vincevano a man bassa indipendentemente dal titolo di studio: il 55% degli italiani vedevano nell’Europa unita più vantaggi, il 9% dichiarava “sia vantaggi che svantaggi” e appena il 4% più svantaggi.

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Baby (S)BOOM

Nel 1951 il numero ideale di figli per le coppie italiane sfiorava il 3, numero “perfetto” per definizione ancora dai tempi di Pitagora (I secolo A.C.).

La statistica si fermava a 2,74 ma nei desiderata di molti c’erano 3, 4 figli, persino 5 e più. Appena il 4% si accontentava del figlio unico.

Nel 1993 l’erede unico non era più un tabù. Al punto che la quota di chi vi vedeva il numero perfetto di prole era più che raddoppiata attestandosi all’8,6%. Mentre il numero medio di figli per coppia scivolava a 2,24.

E oggi? C’è stato un vero e proprio crollo demografico.

Con gli ultimi dati Istat che fotografano un numero medio di figli scarnissimo: 1,34. Primato in Europa!
Ma non è l’unico. L’Italia è anche il Paese con il numero più alto di donne che partoriscono il primo figlio dopo i 40 anni: 6,4%. Stavolta a certificarlo è Eurostat e si tratta di dati mondo!

Digitalizzazione delle PMI in Italia: 4 su 10 non hanno un sito aziendale

Indagine Doxa per Groupon: il 56% delle piccole e medie imprese crede nel web marketing, ma quattro su dieci non hanno ancora un sito aziendale.

Il 70% crede che una buona reputazione si crei senza utilizzare il pc o lo smartphone.

Sono i dati principali che emergono da un’indagine realizzata da Doxa per Groupon su un campione di 900 Pmi italiane, equamente diviso tra quelle che hanno almeno una volta utilizzato Groupon e quelle che non l’hanno mai fatto. L’obiettivo della ricerca è indagare la situazione attuale sulla digitalizzazione delle PMI in Italia, confrontando i dati con quelli  della stessa indagine condotta 4 anni fa.

Nonostante il livello di consapevolezza sia cresciuto sensibilmente, rimane però invariata negli anni la percentuale di Pmi che hanno un proprio sito aziendale, che è del 63%. Inoltre, solo il 50% delle Pmi ritiene che il web influenzi fortemente i consumatori nel processo d’acquisto di prodotti e servizi.

Negli anni sta conquistando spazio il ruolo del mobile, tanto che l’81% delle Pmi intervistate ha previsto l’ottimizzazione del sito per essere visto correttamente da cellulare e tablet, e il 79% considera cruciale il tema della geo-localizzazione.

Tra i tool digitali giocano la parte più importante i social network, guidati da Facebook, che rappresenta l’89% dell’intero “sforzo” promozionale digitale. Le Pmi Online attive, in questi ultimi 4 anni, hanno inoltre capito il ruolo chiave dei siti di ecommerce/app dedicate per promuovere il loro business (30% vs 19% del 2013).

Tra i benefici principali della digitalizzazione dalla ricerca emerge l’arrivo di nuovi clienti, il miglioramento dell’immagine, la volontà di andare incontro alle esigenze dei consumatori, l’offerta di nuovi servizi e l’aumento di fatturato. 

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Oltre 44 milioni di italiani leggono quotidiani e periodici

Oltre 44 milioni di italiani raggiunti ogni mese dalla stampa quotidiana e periodica.

Si confermano i grandi volumi di contatti per la stampa quotidiana e periodica, scelta ogni mese dall’83,3% della popolazione italiana (14 anni e oltre) attraverso il supporto cartaceo o in formato digitale.
La lettura delle più importanti testate italiane mantiene il suo ruolo nella dieta mediatica del nostro Paese, testimoniando la capacità della stampa di relazionarsi e intercettare i diversi segmenti della popolazione e ponendosi come importante mezzo di riferimento nella fruizione di contenuti di qualità.

La ricerca Audipress, su elaborazione dei dati Doxa, che monitora in maniera continuativa le abitudini di lettura in Italia, presenta uno scenario del consumo dei prodotti editoriali su carta o digitale che raggiunge per i quotidiani circa 26,5 milioni di letture ogni giorno (per 17.662.000 lettori).

Nel comparto periodici, ogni settimana si superano i 26 milioni di letture per le testate settimanali (per 15.591.000 lettori) e ogni mese si superano i 26 milioni di letture anche per le testate mensili (per 14.355.000 lettori).

La ricerca offre dati analitici che consentono di tracciare il profilo sociodemografico dei lettori e i loro comportamenti di lettura, permettendo di cogliere le caratteristiche proprie di ciascun segmento editoriale e dei vari target di popolazione.

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