Il futuro del cibo, bene comune

Il cibo nel 2050? I consumatori lo vorrebbero più controllato, sicuro, e per certi versi “democratico, accessibile a tutti”, ma se lo aspettano anche “freddo, sterile, standardizzato”.

Questo il risultato di un’indagine svolta da Doxa per Coop e presentata il 22 Giugno a Expo. Lo studio ha indagato le aspettative, i desideri e i timori dei cittadini di otto Paesi del mondo – Italia, Germania, Uk, Usa, Russia, Cina, India e Brasile – e una parte dei risultati è stata presentata oggi a Expo, nel corso della tavola rotonda organizzata da Coop Italia, “Il futuro del cibo, bene comune“.

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“In tre generazioni tutto è cambiato – ha spiegato l’ad di Doxa, Vilma Scarpino -. Oggi c’è maggiore consapevolezza razionale del rapporto tra benessere e cibo. Non c’è più l’idea che il cibo serve a sfamare la popolazione o la famiglia, non c’è l’idea che si può consumare qualsiasi cibo che l’industria fornisce, ma c’è l’idea che si debba per il proprio bene il meglio che il mercato offre. I consumatori sia spettano di avere un cibo sano, buono pur perdendo di fatto, i valori della territorialità della tradizione. Quindi un cibo sempre più globalizzante e globalizzato”


 

Secondo gli intervistati (6400 in totale) a decidere delle caratteristiche del cibo del futuro dovranno essere soprattutto i cittadini, seguiti dal mercato e dall’industria. “Meno le istituzioni e i governi, che devono occuparsi più delle regole a tutela del cibo”. In tutti gli otto Paesi considerati, quello che il 56% dei cittadini chiede è che il cibo sia buono e sicuro per tutti. In altri termini, che sia “cibo democratico”.

 

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