Lavoro, il futuro è già qui

Macchine gestite da intelligenza artificiale, niente posto fisso, zero uffici e stipendi legati ai risultati raggiunti. Doxa fotografa per conto di Findomestic lo scenario lavorativo che verrà (e che in parte è già qui).

Il futuro sta irrompendo nella vita lavorativa degli italiani e nella pianificazione delle imprese con ritmi incalzanti. Siamo nel pieno della terza rivoluzione industriale e la quarta sta arrivando, cogliendo impreparati molti. Parola di Findomestic, che nel suo consueto Osservatorio, giunto alle 24esima edizione, fa il punto proprio sul mondo del lavoro. E, attraverso l’indagine dedicata di Doxa, scopre che in un futuro non molto lontano saremo circondati da macchine gestite da intelligenza artificiale, scomparirà il posto fisso, non ci saranno più gli uffici, si potrà lavorare da casa e lo stipendio sarà legato al raggiungimento degli obiettivi.

Macchine e robot potranno sostituire gli uomini nei lavori più faticosi e ripetitivi e metterli nella condizione di spostare la loro attenzione verso attività a maggiore valore aggiunto, attività nelle quali potrà essere esaltato il fattore umano. A patto che l’uomo impari ad aggiornarsi continuamente e a cavalcare l’inarrestabile onda della trasformazione tecnologica. Il futuro sarà molto più accessibile per tutti coloro che sapranno “parlare” con la tecnologia e governarla e per coloro che riescono a comprendere e a gestire l’universo social.

Formazione continua, adattabilità, capacità informatiche e digitali, team working, attitudine al problem solving, capacità relazionali, comunicative e voglia di imparare cose nuove sono gli ingredienti da mettere nel “kit di sopravvivenza”. Certamente le fasce più anziane di lavoratori saranno svantaggiate nell’affrontare questi cambiamenti.

In questo contesto di inarrestabile cambiamento l’esigenza di formazione è molto avvertita dai lavoratori: 7 su 10 (ma anche il 47% delle aziende intervistate) ritengono infatti che il sistema educativo italiano non sia adeguato a preparare i giovani ad affrontare il mondo del lavoro del 2030. Infatti per il 46% del campione la formazione è troppo teorica, per il 30% i programmi non sono adeguati, per il 38% il sistema di insegnamento è troppo tradizionale e infine per il 25% vi è un limitato uso di strumenti tecnologici e digitali.

Se per i lavoratori la soluzione per stare al passo coi tempi sta nell’acquisizione di competenze digitali e specialistiche, le aziende vedono nelle soft skills i pre-requisiti per trovare il lavoro del futuro e ricercano sempre più chi è capace di uscire dalla comfort zone e chi è dotato di intelligenza creativa. Non è quindi un caso che il tradizionale acronimo STEM (Science, Technology, Engineering, Math) sia stato recentemente mutato in STEAM, aggiungendo la parola Art.

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