In Italia il lavoro è sempre più smart

doxa-smartworking-2016

In italia il lavoro e’ sempre più “agile”: un terzo delle grandi imprese fa smart working, oltre 250mila lavoratori smart.

Cresce la diffusione dei progetti di Smart Working nelle grandi imprese, passate dal 17% del 2015 al 30% attuale. Stabile al 5% tra le PMI.
Il 7% dei lavoratori italiani opera con modalità flessibili di luogo, orario e strumenti di lavoro (era il 5% nel 2013). Gli Smart Worker evidenziano benefici su carriera, prestazioni lavorative e work-life balance.
Social collaboration, strumenti mobile, workspace technology e strumenti per l’accessibilità le tecnologie digitali che abilitano lo Smart Working nelle aziende.

La ricerca Doxa 2016 in collaborazione con l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano evidenzia che in Italia è una realtà rilevante che coinvolge sempre più imprese e lavoratori, mostrando grandi potenzialità di espansione.
Facendo riferimento al solo lavoro subordinato, gli Smart Workers – ossia quei lavoratori che godono di discrezionalità nella definizione delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati – sono già 250 mila, circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti, sono cresciuti del 40% rispetto al 2013. Il lavoratore “smart” tipo è un uomo (nel 69% dei casi) con un’età media di 41 anni, che risiede al Nord (nel 52% dei casi, solo nel 38% nel Centro e nel 10% al Sud) e rileva benefici nello sviluppo professionale, nelle prestazioni lavorative e nel work-life balance rispetto ai lavoratori che operano secondo modalità tradizionali.

Ben il 30% delle grandi imprese nel 2016 ha realizzato progetti strutturati di Smart Working, con una crescita significativa rispetto al 17% dello scorso anno, a cui si aggiunge l’11% che dichiara di lavorare secondo modalità “agili” pur senza aver introdotto un progetto sistematico. Una situazione ben diversa si riscontra invece per le PMI, tra cui la diffusione di progetti strutturati è ferma al 5% dello scorso anno, con un altro 13% che opera in modalità Smart in assenza di progetti strutturati. Uno scarso interesse dovuto alla limitata convinzione del management e alla mancanza di consapevolezza dei benefici ottenibili, anche se aumenta il numero di PMI interessate ad un’introduzione futura (il 18%).

I progetti di Smart Working

Nella maggior parte delle organizzazioni di grandi dimensioni (il 40%), il progetto di Smart Working è ancora in fase di crescita e a fronte di risultati positivi si sta coinvolgendo una popolazione maggiore, mentre solo nel 25% viene considerata a regime e il 35% ha una sperimentazione su un limitato numero di persone. Il 97% delle organizzazioni che prevedono di introdurre in futuro lo Smart Working sta conducendo un’analisi di fattibilità. La partecipazione generalmente non è un obbligo per i dipendenti: più della metà delle imprese (54%) ha definito la possibilità di candidarsi al progetto pilota, stabilendo i criteri per un’eventuale graduatoria. Lo Smart Working richiede un’attenzione adeguata da parte di tutti i componenti dell’organizzazione: la funzione HR nella quasi totalità dei casi interagisce con la funzione IT, il Facility Management e il Top Management.

Per ottenere la massima efficacia un progetto di Smart Working dovrebbe agire su più leve – flessibilità di luogo, flessibilità di orario, riorganizzazione degli spazi e creazione di un sistema di performance management per obiettivi –, ma spesso i progetti nascono da specifici sponsor aziendali con un’attenzione su uno specifico elemento e solo in un secondo momento si allineano altri aspetti. Il 90% dei progetti realizzati in Italia ha introdotto la flessibilità nel luogo di lavoro, la leva più diffusa seguita dalla flessibilità nella gestione dell’orario (73%), poi il lavoro saltuario in altre sedi aziendali (54%), il lavoro saltuario in altri luoghi come spazi di coworking (51%), la riprogettazione degli spazi fisici (40%).

I benefici per gli Smart Worker

I lavoratori che fanno Smart Working rilevano effetti positivi nello sviluppo professionale e nella carriera, nelle prestazioni lavorative e nel work-life balance. L’analisi dell’Osservatorio Smart Working rivela come siano falsi alcuni timori tipici legati all’applicazione del lavoro agile. Gli Smart Worker appaiono decisamente più soddisfatti rispetto alla media dei lavoratori riguardo allo sviluppo professionale e la carriera: il 41% valuta eccellente la propria capacità di sviluppare abilità e conoscenze propedeutiche a un’evoluzione professionale rispetto al 16% del campione complessivo. Una valutazione che vale in particolar modo per le donne Smart Worker, per cui il livello di soddisfazione è maggiore del 35% rispetto a quelle che lavorano in modo tradizionale (per gli uomini la differenza è pari al 22%).

Positivi anche gli effetti sulle performance professionali, come la qualità e quantità del lavoro svolto e la capacità di innovare nel proprio team di lavoro: lo Smart Working ha un effetto positivo concreto sull’engagement delle persone: oltre un terzo del campione si sente di contribuire positivamente alla creazione di un buon clima aziendale e oltre il 40% degli Smart Worker è entusiasta del proprio lavoro.

Infine, gli Smart Worker sono più soddisfatti della media nella capacità di gestire la vita professionale e privata: il 35% è molto soddisfatto di come riesce a organizzare il proprio tempo (rispetto al 15% di media) e il 29% riesce sempre a conciliare le esigenze personali e professionali (rispetto al 15% di media), anche in questo caso con un maggiore beneficio per le donne rispetto agli uomini.

Le tecnologie digitali

I servizi di social collaboration, i servizi e gli strumenti per la mobilità, l’accessibilità e la sicurezza e le workspace technology sono le tecnologie digitali che abilitano lo Smart Working, supportando il lavoro in mobilità e rendendo possibile la comunicazione, la collaborazione e la condivisione di conoscenza a prescindere dalla presenza fisica in un determinato luogo di lavoro.

I servizi di social collaboration (come instant messaging, webconference, convergenza fisso-mobile) sono già molto diffusi nelle organizzazioni di grandi dimensioni, in particolare gli strumenti di condivisione e archiviazione di documenti sono presenti nell’87% di grandi imprese, nel 34% di PMI. Seguono gli strumenti di collaborazione in tempo reale, presenti nel 76% delle grandi organizzazioni e nel 32% delle PMI. Molto meno diffusi sono gli strumenti social come forum, blog e social network interni, presenti nel 29% delle grandi aziende ma solo nel 9% delle piccole.

La diffusione di iniziative a supporto della mobility (mobile device, mobile business app e enterprise application store) dipendono dalla dimensione aziendale: i mobile device come notebook, smartphone e tablet sono presenti nella quasi totalità delle grandi aziende, molto meno nelle PMI. Le mobile business app più diffuse sono legate alla personal productivity (come le email, 54%), alla business productivity (come cruscotti di monitoraggio, 40%) e al supporto della forza vendita (38%). Tra i servizi per l’accessibilità e sicurezza, nelle grandi imprese sono diffusi in particolare la VPN (92%) e l’impostazione di password e codici di sblocco (63%), meno i sistemi di protezione sui dispositivi mobile come la crittografia in logica sandbox (15%) o i servizi di blocco a distanza attraverso il remote wipe (20%).

Infine, tra le workspace technology che agevolano il lavoro in mobilità all’interno dell’azienda, cresceranno nel prossimo anno lo smart printing, che il 38% delle grandi aziende del campione ha già a disposizione e il 13% introdurrà entro i prossimi 12 mesi, e i badge multifunzione per l’utilizzo di diversi servizi all’interno dell’azienda (oltre il 40% delle aziende del campione le avrà nel prossimo anno).

Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on FacebookEmail this to someone