Religiosità e ateismo in Italia nel 2014

Religiosità e ateismo in Italia 2014 doxa

Il panorama religioso contemporaneo

Si definiscono credenti cattolici 3/4 degli italiani, a cui si aggiungono un 10% di credenti senza riferimenti religiosi e un 5% di credenti in altra religione. Il rimanente 10% si distribuisce in parti uguali tra i gruppi degli agnostici e degli atei (5% ciascuno). Un quarto degli italiani non è dunque cattolico, un quinto non è religioso, un decimo non è credente.

L’analisi per genere, età ed area geografica ha mostrato due Italie: se i credenti cattolici sono più diffusi tra le donne, nella fascia d’età più matura e nelle regioni del sud, gli altri (credenti e non) sono invece più presenti tra gli uomini, nella fascia d’età più giovane e nelle regioni del nord. Una tendenza più accentuata tra atei e agnostici, che si caratterizzano anche per una presenza significativamente maggiore nella classe sociale superiore.

Ne emerge un panorama sfaccettato e in evoluzione, che trova ulteriore conferma nella pluralità di atteggiamenti dei credenti cattolici. Il 62% dei credenti cattolici si definisce (decisamente o piuttosto) praticante, pari al 46 % della popolazione totale di 15 anni ed oltre.

I credenti cattolici e i non credenti

La percentuale di cattolici non praticanti è del tutto in linea con quella (36%) di coloro che ritengono che si possa vivere bene anche senza Dio.

L’atteggiamento positivo verso i non credenti è largamente prevalente: 7 credenti cattolici su 10 potrebbero scegliere un medico di famiglia e/o un consulente finanziario ateo e il 57% di costoro ha rapporti d’amicizia con atei. Per contro, la percentuale di cattolici credenti che ha posizioni anti- atee è una assoluta minoranza (5%).

Il condizionamento della Chiesa cattolica

Quasi due terzi della popolazione (il 62%) ritiene che i dogmi e i precetti della Chiesa condizionano la vita delle persone in generale. L’opinione è condivisa in particolare dai credenti non cattolici (75%).

È peraltro da rilevare come tale condizionamento sia percepito da oltre la metà della popolazione (52%) anche con riferimento alla propria vita quotidiana – e quindi dagli stessi credenti cattolici (59%), che potrebbero pertanto giudicarlo un condizionamento positivo. La percentuale più alta di risposte affermative a questa domanda è, anche in questo caso, dei credenti non cattolici (62%). Credenti non religiosi, agnostici e atei rivendicano invece a larghissima maggioranza (soprattutto i primi) l’assenza di condizionamenti.

Un’ulteriore domanda, rivolta soltanto ai credenti non cattolici, verteva sulla propensione a battezzare i figli. Il 61% (“probabilmente” più “sicuramente”) è d’accordo nel farlo. Il dato è più alto tra credenti non cattolici e non religiosi; tra gli agnostici il consenso è del 45% e sono rilevanti i “non so”; tra gli atei chi risponde “sicuramente no” è il 29%.

 

Insegnamento della religione cattolica e libertà di espressione

Sono state poste due domande per verificare il grado di consenso intorno a due temi laici specifici: la normativa sull’insegnamento della religione cattolica e il vilipendio.

La maggioranza della popolazione (54%, “molto” più “abbastanza”) è in disaccordo con l’insegnamento della religione così com’è, con i vescovi che scelgono i docenti e con lo Stato che li paga. Il disaccordo cresce con la distanza dalla religione (atei 84%, agnostici 76%) ma è in leggerissima maggioranza anche tra gli stessi cattolici (48% contro 44%). Prevalgono invece i favorevoli tra i credenti non cattolici (53%).

 

 

Foto: Albert Moldvay / National Geographic
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