Solidarietà: italiani ancora poco generosi soprattutto con i migranti

Gli italiani sono poco generosi, soprattutto nei riguardi dei rifugiati e dei migranti. A tracciare il nostro profilo, di cui andare di certo poco orgogliosi, è il sondaggio effettuato da Doxa, prima società indipendente di ricerca e analisi di mercato in Italia.

Solo un italiano su due è disposto infatti a sostenere le “buone cause”, anche se i dati sono in aumento di circa il 10% rispetto all’anno passato. Nel 2015 il 61%, su 1052 intervistati, non era propenso ad aprire il portafoglio per una donazione, mentre nel 2016 lo ha fatto il 46%.

L’analisi, che fornisce una descrizione di dettaglio dei donatori e di chi sarebbe propenso a diventarlo, offre uno spaccato interessante e forse inaspettato rispetto soprattutto alle devoluzioni nei confronti dei profughi e di quanti giungono in italia in condizioni disperate fuggendo dal proprio Paese.

Il sondaggio, preparato anche in occasione della Giornata internazionale del Rifugiato (20 giugno), si basa su un campione di interviste svolte dal 17 ottobre al 3 novembre 2016 in 102 Comuni e su popolazione rappresentativa dai 15 anni in su.

A cosa hanno aderito gli italiani

Tra gli intervistati salta all’occhio che il 32% (ovvero 1 italiano su 3) ha aderito per la donazione a un’associazione, mentre il 35% del campione lo ha fatto con una raccolta informale. “Il motivo è semplice: in italia i donatori sono persone di una certa età, la modalità di donazione preferita è quella diretta, che si traduce nell’acquisto di un prodotto nelle campagne di piazza attraverso fiori, frutta, cioccolato, pigotte alle bancarelle di enti riconosciuti. Questo avviene in contanti, one-shot, senza un impegno a lungo termine, e generalmente per un importo contenuto”, spiega Valeria Reda, Senior Researcher di Doxa e curatrice dell’analisi.

La destinazione delle donazioni

Su 15 buone cause, la donazione che vince il podio è di sicuro quella per la ricerca medica (57%), seguita dal terremoto in Centro Italia (40%) e dai diritti umanitari d’emergenza (25%). Solo al penultimo posto arriva la causa che riguarda i diritti ai migranti e ai rifugiati, con il 2% di donazioni. “In generale il rifugiato viene visto come un forte competitor, come una persona che viene a “rubare” quello che alcuni faticano a ottenere. Gli italiani che donano ai rifugiati sono una piccola parte, sono in generale più giovani e istruiti e preferiscono farlo rivolgendosi a quelle associazioni che in particolar modo si occupano di infanzia. Il bambino infatti viene percepito con un’aura di speranza e come una persona indifesa da aiutare”, prosegue Reda.

Gli importi delle donazioni

Se si guarda agli euro donati dagli italiani i dati vengono ribaltati per quanto riguarda la ricerca medica a cui, pro capite, vengono assegnati 44 euro l’anno (2016) mentre al primo posto salgono le donazioni al patrimonio artistico con 247 euro a persona. Ultimi arrivano sempre i migranti e i rifugiati con 31 euro in media l’anno. “Il trend delle donazioni per questa ultima causa è in ascesa ma resta pur sempre da parte di pochissimi: solo il 2% di chi dona ovvero lo 0,53 % della popolazione totale, che equivale a 1 italiano su circa 190, mentre per la ricerca medica è 1 italiano su 6”.

Chi sono i donatori

In generale, dal campione Doxa si evince che gli uomini si fidano meno e donano meno rispetto alle donne. Il 21% dei meno generosi è giovane (15-34 anni) mentre il 35% ha tra i 35 e i 54 anni, mentre chi dona meno in assoluto (44%) ha più di 55 anni e vive nel sud Italia e nelle isole (35%) con un titolo di studio che raggiunge il diploma (48%) o la scuola media inferiore (44%). Se per la ricerca medica l’età dei propensi a donare si equivale (ovvero il 35% ha tra i 15 e i 55 anni), sui rifugiati l’età si divide: il 13% dei propensi a donare ha tra i 15 e i 34 anni, e solo il 9% ha più di 55 anni.

Le aziende

Nella ricerca Doxa è stato chiesto agli intervistati per quali cause le aziende dovrebbero offrire una partnership. Una domanda alla quale il campione ha risposto almeno una volta su quattro che le aziende dovrebbero preoccuparsi di conservare il lavoro dei propri dipendenti e non di mostrarsi generose attraverso donazioni.

Perché gli italiani non donano

Nel 2016 la maggior parte dei non donatori (28%) ha dichiarato di non donare poiché in generale non si fida delle ONP (organizzazioni no profit) e ritiene che queste ultime manchino di trasparenza nelle loro attività. Altre risposte confermano questa opinione, ritenendo che i soldi raccolti vengano troppo spesso utilizzati per le spese interne della ONP (6%) o per l’eccessiva comunicazione (4%). La seconda risposta fornita dagli intervistati in ordine di grandezza (22%) fa riferimento alle difficoltà economiche viste come ostacolo alle donazioni, a maggior ragione nei casi in cui venga dichiarato di sostenere già persone in difficoltà. Resta inoltre infine una parte di italiani (9%) che si mostra non interessata o contraria alle donazioni, affermando che queste ultime non servono (8%) e che comunque è lo Stato che si deve occupare delle necessità delle persone bisognose (10%).

Le donazioni ai rifugiati

Poiché le donazioni ai rifugiati riguardano quasi esclusivamente il mondo delle associazioni, il sondaggio Doxa spiega come sia sempre più necessario da parte delle organizzazioni comunicare con trasparenza le modalità di impiego dei fondi rendendo conto ai donanti con precisione degli interventi e dei progetti in corso. Ai primi posti tra le motivazioni per la scelta di una ONP, infatti, si trovano la capacità di spendere bene i soldi raccolti (28%) e di informare sull’impiego dei fondi (12%).

 

[via Panorama]

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